Osservazioni sulla Strategia Energetica Nazionale (SEN)

Osservazioni SEN – Legambiente

Osservazioni SEN – Asud

Osservazioni SEN – Coldiretti

Osservazioni SEN – SI Rinnovabili No Nucleare

Osservazioni SEN – Italian Climate Network

Osservazioni SEN – CIA

Osservazioni SEN – Greenpeace

Osservazioni SEN – Rete della Conoscenza

 

Prorogata al 12 settembre la consultazione sulla SEN. La Coalizione Clima invita la società civile a partecipare

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha prorogato al 12 settembre la consultazione sulla Strategia Energetica Nazionale (SEN), lo strumento che definisce lo scenario energetico dei prossimi anni e quindi le politiche italiane per combattere i cambiamenti climatici. Le proposte del Governo Italiano non assumono l’obiettivo di completa decarbonizzazione al 2050, necessario per rispettare l’Accordo di Parigi.
E’ importante che la società civile impegnata in campo ambientale e sociale faccia sentire la propria voce partecipando alla consultazione.

Si può trarre spunto dalle Osservazioni già presentate: A Sud, Coldiretti, Legambiente, SI Rinnovabili NO Nucleare

Ecco il link per partecipare alla consultazione

La Strategia Energetica nazionale entri nel dibattito pubblico

Il Ministero dello Sviluppo economico ha presentato la nuova proposta di Strategia energetica nazionale (la trovate a questo link

http://dgsaie.mise.gov.it/sen/Strategia_Energetica_Nazionale_2017_-_documento_di_consultazione.pdf ).

 

E’ una Sen la cui stesura è stata affidata ad un gruppo di consulenza privato, con il coinvolgimento di Terna e Snam, e con un ruolo molto marginale delle strutture di ricerca pubblica in campo energetico quale l’Enea.

 

Il 13 giugno è stata avviata la consultazione online con scadenza 12 luglio. E’ un documento particolarmente importante per l’impegno concreto che il nostro paese dovrà dare per combattere i cambiamenti climatici. Non solo perché le scelte energetiche hanno un impatto diretto sulla produzione di gas serra ma anche perché costituirà la vera ossatura del Piano Clima Energia che il nostro paese dovrà presentare all’Unione Europea agli inizi del 2018. Continue reading

Trump litiga con il clima e con il futuro

La decisione di Trump di abbandonare gli accordi di Parigi, manifestata a G7 di Taormina e ribadita al G7 Ambiente di Bologna, la Coalizione Clima la ritiene una scelta assolutamente anacronistica e negativa per l’America, per il mondo intero e soprattutto per tutte quelle persone che già oggi soffrono i drammatici impatti dei cambiamenti climatici.

Questa folle scelta avrà l’effetto immediato di isolare gli Stati Uniti dal resto del mondo sul tema della lotta ai cambiamenti climatici, e non solo. E’ una decisione molto negativa, ma i reali effetti ancora non sono pronosticabili, perché tanti governatori (California e New York solo per citarne due) e aziende americane hanno già dichiarato che continueranno ad investire sulle energie rinnovabili, abbandonando progressivamente i combustibili fossili.

Ad oggi l’unica conseguenza tangibile della scelta di Trump è il fatto che il resto del mondo si è unito e ha confermato la propria volontà di mantenere in essere, ed anzi implementare, gli Accordi di Parigi. Ci sarà bisogno di una nuova leadership, e paesi come Cina ed Unione Europea hanno già dichiarato di essere pronte a riempire il vuoto lasciato dall’America.

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La strategia di decarbonizzazione: Pensare globalmente e Agire sui territori

 

                                                                                                                                                                                                                              

A Bologna il 10 giugno 2017 dalle ore 14,00  alle 16,30 si terrà l’incontro: “La strategia di decarbonizzazione: Pensare globalmente e Agire sui territori” all’Università di Bologna, Facoltà di Giurisprudenza, Via Belmeloro, 14, in occasione delle iniziative promosse per il G7 Ambiente.

Dal 10 al 12 giugno, infatti, la città di Bologna ospiterà il G7 Ambiente, il vertice dei ministri dell’ambiente dei 7 Paesi OCSE più ricchi.  Di fronte alla crisi ambientale e climatica, le organizzazioni sociali in contemporanea hanno organizzato tre giornate di discussione e mobilitazione per chiedere una svolta radicale nelle politiche ambientali e climatiche. Tre giornate in cui presentare, confrontare e approfondire proposte che puntino ad una reale trasformazione ambientale, sociale ed economica necessaria a tutela le risorse ambientali e ad affrontare la sfida dei cambiamenti climatici.

La Coalizione Clima Italiana organizza un seminario pubblico sulle scelte energetiche da compiere per arrestare l’aumento della temperatura e su come agire sui territori per un futuro a zero emissioni e 100% rinnovabile.

PROGRAMMA

Ore 14,00 – 16,30

Presentazione del seminario

Maria Maranò,- Coalizione Clima

 

La sfida climatica e la transizione energetica

 Mariagrazia Midulla – Coalizione clima

 

Energia e Clima, dal globale al locale

Prof. Alberto Bellini – Università di Bologna

 

La transizione energetica: gli strumenti per agire localmente

Prof. Leonardo Setti – Università di Bologna

 

Studio di caso: Il Piano energetico dell’Emilia Romagna, le azioni della società civile

Antonio Amoroso del gruppo di associazioni e sindacati che hanno presentato comuni osservazioni

 

Seguirà dibattito

In basso è possibile scaricare il programma in PDF:

ProgrammaG7 Bologna Coalizione Clima

 

 

 

G7M Ambiente alla base, non al vertice!

Mentre Donald Trump prepara il disimpegno dagli Accordi di Parigi sul clima, i cittadini organizzano tre giornate di informazione, dibattito, contestazione e musica. Più di venti iniziative si svolgeranno a Bologna tra la Facoltà di Giurisprudenza di via Belmeloro 14, Làbas Occupato, Parco dei cedri il Parco 11 Settembre. La chiamata del coordinamento “G7M – Ambiente alla base, non al vertice!” ha ottenuto un grande successo di partecipazione e proposte: si va dal laboratorio teatrale di AMO Bologna al dibattito con gli esponenti della lotta contro il TAP in Salento organizzato da Link – Coordinamento universitario. Le tre giornate si concluderanno con il corteo dell’11 giugno che partirà alle 15 dal Parco 11 Settembre, per portare in piazza l’opposizione popolare ai 7 Grandi e alla svolta negazionista di Donald Trump.

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Cambiamenti climatici, migrazioni ambientali e guerre per l’energia”

Martedì 6 Giugno alle 18:45  al Cinema Odeon, in via Mascarella, 3 a Bologna si terrà l’evento: “Cambiamenti climatici, migrazioni ambientali e guerre per l’energia”, organizzato da Legambiente, in collaborazione con Cinema Odeon e Radio Città del Capo. L’incontro si inserisce nelle iniziative organizzate in vista del G7 Ambiente che si terrà a giugno a Bologna.

Interverranno:

  • Vincenzo Balzani, Professore emerito Unibo;
  • Vittorio Cogliati Dezza, Resp.le Legambiente migranti e interdipendenza.

Modera:

  • Riccardo Tagliati, Direttore Radio Città del Capo.

 

Alle ore  21.00 ci sarà la proiezione del documentario “This Changes Everything”.

Seguirà aperitivo offerto da Coop con prodotti Viviverde.

Legambiente lancia l’osservatorio cittaclima.it e il decalogo per città più resilienti

Alluvioni, piogge estreme, violente nevicate, lunghi periodi di siccità e ondate di calore che persistono per vari giorni e notti. Il clima sta già cambiando, aumentano i fenomeni metereologici estremi e a soffrirne di più sono soprattutto le grandi città, indietro nelle politiche di adattamento ai cambiamenti climatici, e i cittadini che pagano in termini di salute e spesso di vita. Dal 2010 ad oggi sono 126 i Comuni italiani dove si sono registrati impatti rilevanti con 242 fenomeni meteorologici che hanno colpito l’Italia, provocato danni al territorio e causati impatti diretti e indiretti sulla salute dei cittadini. In particolare ci sono stati 52 casi di allagamenti da piogge intense, 98 casi di danni alle infrastrutture da piogge intense con 56 giorni di stop a metropolitane e treni urbani nelle principali città italiane: 19 giorni a Roma, 15 giorni a Milano, 10 a Genova, 7 a Napoli e 5 a Torino. Ed ancora 8 casi di danni al patrimonio storico, 44 casi di eventi tra frane causate da piogge intense e trombe d’aria, 40 eventi causati da esondazioni fluviali. Tra il 2010 e gli inizi del 2017, si sono inoltre registrati dal Nord al Sud del Paese 55 giorni di blackout elettrici dovuti al maltempo. Il più lungo black out è stato a gennaio 2017: in una settimana oltre 150 mila case sono rimaste senza luce e riscaldamento a causa delle forti nevicate in Abruzzo. Tra le grandi città, Roma negli ultimi setti anni ha registrato 17 episodi di allagamento intenso, di cui una buona parte solo negli ultimi anni. Tra le regioni più colpite dalle alluvioni e le trombe d’aria c’è la Sicilia, con più di 25 eventi concentrati nel territorio siciliano.
Ma ancora più rilevante è il tribu¬to che si continua a pagare in termini vite umane e di feriti: dal 2010 al 2016 sono oltre 145 le persone morte a causa di inondazioni e oltre 40mila quelle evacuate (dati Cnr). Sottovalutate le onde di calore che possono avere effetti nocivi per la salute, soprattutto per gli anziani e gli ammalati, quando le temperature diurne superano i 35° C e quelle notturne non scendono sotto i 25°C. In Italia l’ondata di calore del 2015 ha causato, tra gli over 65, 2754 morti in 21 città italiane e provocato danni gravi alla produzione agricola e ittica dovuti al surriscaldamento. Dati preoccupanti se si pensa che l’Italia è un Paese ad elevato rischio idrogeologico con 7.145 comuni italiani (l’88% del totale) che hanno almeno un’area classificata come ad elevato rischio idrogeologico, e con oltre 7 milioni gli italiani che vivono o lavorano in queste aree.

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Il ruolo dell’informazione nella sfida globale della sostenibilità

Lunedì 5 giugno, in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, Earth Day Italia assegnerà il premio Reporter per la Terra 2017. Il premio, giunto alla terza edizione, aprirà #All4thegreen, la rassegna di eventi cittadini che precedono l’apertura del G7 Ambiente dell’11 e 12 giugno.

La premiazione sarà preceduta da una sessione del Forum Terra Italia, il programma convegnistico di Earth Day Italia, che assieme a giornalisti esperti offre una lettura dei principali eventi ambientali avvenuti tra Earth Day 2016 ed Earth Day 2017.

Con un occhio particolare al nostro paese, la discussione partirà dalla considerazione che i cambiamenti climatici e la crisi ambientale globale sono strettamente legate alle grandi questioni del nostro tempo: dalle emergenze migratorie, alle tensioni sociali, dalla crisi alimentare ai venti di guerra che attraversano l’intero pianeta. Il ruolo strategico giocato dall’informazione risulta decisivo per rappresentare la complessità e l’interdipendenza di sfide epocali come queste. Continue reading

We Can Stop Smoking

L’ipocrisia degli Stati che dicono di combattere il fumo e ci guadagnano sopra.

Prendiamola a ridere e ricordiamo che anche i Combustibili fossili “potrebbero” nuocere alla nostra salute.

 

Le città alla sfida del clima

Mercoledì 31 maggio 2017 dalle ore 9.30 alle 13:00 all’Università Roma 3, Dipartimento di Architettura – Sala Urbano VII , in Via della Madonna dei Monti 40 si terrà l’incontro: “Le città alla sfida del clima”, gli impatti dei cambiamenti climatici e le politiche di adattamento.

Il crescente impatto dei fenomeni meteorologici estremi in diverse aree del globo ha posto i cambiamenti climatici al centro dell’attenzione scientifica e mediatica. Sono, inoltre, sempre più evidenti i danni economici, sociali e ambientali provocati dal riscaldamento globale che potrebbero aumentare in futuro. In particolare, nelle aree urbane che sono responsabili della maggior parte delle emissioni climalteranti. Per questo, è sempre più urgente dedicare alle città l’attenzione specifica nell’ambito delle strategie di adattamento. Il convegno sarà l’occasione per ricostruire il quadro dell’impatto dei cambiamenti climatici sul territorio italiano e per ragionare sull’urgenza di nuovi approccio politici alla questione.  Saranno, infatti, presentati studi e ricerche sull’impatto dei cambiamenti climatici nelle aree urbane.

Esperti, esponenti del mondo della ricerca e delle istituzioni si confronteranno sui cambiamenti del clima e sulle priorità di intervento delle città italiane.

Info: Segreteria energia@legambiente.it, tel. 06.86268331

 

 

 

#MiAmbiento Più eco alla sostenibilità

Si terrà mercoledì 31 maggio il workshop “Mi Ambiento – Comunicazione, imprese, responsabilità sociale – Più eco alla sostenibilità”, dalle 09:30, nella Sala Pietro da Cortona dei Musei Capitolini, in Piazza del Campidoglio 1 in Roma, organizzato da Pentapolis Onlus e da Fondazione UniVerde.

Durante l’incontro, che rientra tra le iniziative del 1° Festival Italiano dello Sviluppo Sostenibile, promosso da ASviS, ci si confronterà su possibili scenari e azioni da intraprendere nel breve-medio periodo e sull’importanza di ciascun cittadino, a tutti i livelli, nel diventare protagonista della riconversione ecologica dell’intero sistema.

Saranno presenti, insieme ai promotori dell’iniziativa Massimiliano Pontillo (Presidente Pentapolis Onlus), Alfonso Pecoraro Scanio (Presidente Fondazione UniVerde) ed Enrico Giovannini (Portavoce ASviS):  Marcello De Vito (Presidente Assemblea Capitolina Roma Capitale) e Pinuccia Montanari (Assessore sostenibilità ambientale Roma Capitale), Serena Pellegrino (Vice Presidente Commissione Ambiente Camera dei Deputati), Claudia De Stefanis (Capo Settore Comunicazione della Rappresentanza Italiana Commissione Europea),Francesco La Camera (Direttore generale per lo sviluppo sostenibile Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare), Andrea Caretta (Presidente Osservatorio di Pavia),Rossella Sobrero (Consigliere nazionale Ferpi), Sauro Pellerucci (Presidente PagineSì!), Elena Cadel (Barilla Center for Food & Nutrition), Gianni Todini (Askanews).

Nel corso della mattinata saranno presentati i dati della ricerca: “La sostenibilità nei media”.

Ai partecipanti verrà consegnata una copia di MI AMBIENTO – Il Libro dei fatti green (2017).

Si rilasciano crediti formativi ai giornalisti.

 

 

Appello per una mobilitazione ecologista in occasione del G7 Ambiente

 

g7-Ambiente-Bologna-Mobilitazione-nazionaleL’11 e il 12  Giugno 2017 la città di Bologna sarà teatro del G7 ambiente: la riunione dei ministri dell’ambiente dei 7 Paesi OCSE più ricchi, fra cui, per la prima volta, un’amministrazione USA apertamente negazionista dei cambiamenti climatici e con posizioni estremamente pericolose per il nostro futuro come dimostra il recente fallimento del G7 energia. Un appuntamento che viene prima del G20 di Amburgo dove è prevista una mobilitazione unitaria di tutti i movimenti e le realtà sociali europee che si contrappongono ad un modello economico che consuma risorse naturali e concentra  risorse economiche in mano di pochi.

In una situazione in cui la temperatura complessiva del pianeta è in costante aumento avvicinandosi in maniera allarmante verso i +2 C°, soglia oltre la quale viene messo in discussione l’equilibrio ambientale del Pianeta – mentre l’aria che respiriamo è sempre più inquinata e la terra in cui viviamo è depredata e compromessa da modelli produttivi insostenibili, non è accettabile un passo indietro rispetto agli obiettivi – seppur insufficienti-  dell’accordo di Parigi.

Un accordo che, grazie alla pressione della società civile, per la prima volta indica come obiettivi: il  contenimento del riscaldamento globale entro 1,5 C° , il finanziamento di sistemi di adattamento per i paesi in cui i cambiamenti climatici sono già un tragico presente e la decarbonizzazione dell’economia. Un accordo che ad oggi, non ha fermato i piani di ricerca e sfruttamento delle risorse fossili sulle coste Italiane o di giacimenti inquinanti come le sabbie bituminose dell’Alberta in Canada. Un accordo che quindi, va implementato inserendo tempistiche ambiziose e certe con penalità forti per chi non segue il percorso stabilito.

La  messa in sicurezza delle risorse e dei territori necessita di una mobilitazione continua. Il 12 e 13 Giugno prossimi saranno trascorsi 6 anni dalla vittoria referendaria sul nucleare e per l’acqua pubblica, che costituisce un’affermazione democratica di un diritto fondamentale disattesa da tutti i governi che si sono succeduti dal 2011 ad oggi. Interessi economici e finanziari  premono per continuare lo sfruttamento dei territori (come non di rado emerge da inchieste giudiziarie) condizionando l’ambiente e il futuro di intere comunità. Per porre un argine è quindi necessario rafforzare e ampliare la democrazia e la partecipazione dei cittadini al governo dei loro territori.

Il futuro del nostro paese rischia di essere compromesso da insufficienti investimenti in innovazione sociale e trasformazione produttiva in senso ecologico e dell’economia in chiave circolare, il mancato sviluppo delle comunità energetiche e della produzione di energie rinnovabili, il continuo investimento su mobilità privata e trasporti su gomma che compromettono la qualità dell’aria e la salute dei cittadini, il limitato investimento in ricerca,  formazione, politiche attive del lavoro volte alla messa in sicurezza dei nostri territori e nella creazione di un sistema di welfare in grado di sostenerne le trasformazioni attraverso una giusta transizione.

La ricerca e il controllo delle fonti fossili di energia è sono tra le principali cause dei conflitti che stanno destabilizzando il mondo, così come i cambiamenti climatici e il depauperamento delle risorse sono  causa di milioni di persone in fuga da situazioni ambientali insostenibili: pertanto mentre la politica si concentra su una gestione  emergenziale e securitaria dell’immigrazione sono le nostre stesse scelte economiche e i modelli produttivi a costringere intere popolazioni a lasciare la loro terra di origine.

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Giornata della Terra: perché è importante continuare a mobilitarsi

Il 22 aprile a Roma abbiamo marciato a fianco del mondo scientifico in occasione della Giornata della Terra – Earth Day contro i cambiamenti climatici e per l’adattamento ai loro effetti.

 

 

Ma perchè è importante continuare a mobilitarsi? Ce lo spiega Sergio Ferraris ai microfoni di Giornalisti nell’Erba

 

 

Dopo la Marcia per la Scienza, al Pincio, una delle due location di villa Borghese impegnate nel villaggio per la terra fino al 25 aprile, collegamento con l’Antartide. La missione coinvolge il CNR e gli enti di ricerca italiani, per capire i cambiamenti climatici carotando i ghiacci.

 

Marcia per la Scienza – Roma 22 aprile 2017

Marcia-per-la-scienzaNella Giornata Mondiale della Terra – Earth Day 2017 il mondo scientifico si mobilita a sostegno della ricerca e in difesa del metodo scientifico contro interferenze esterne, in primo luogo rispetto al cambiamento climatico.

Diversi eventi “March for Science” in tutto il mondo; a Roma si sfila dal Pantheon a Campo de’ Fiori. Al Pincio un palco per scienziati, artisti, testimonial e la commemorazione di Danilo Mainardi. Sabato 22 aprile, in occasione della Giornata Mondiale della Terra (Earth Day), il centro di Roma sarà teatro della “Marcia per la Scienza” organizzata da diverse associazioni riunite nel Comitato Marcia per la Scienza*. La manifestazione è inserita in un calendario internazionale di mobilitazioni simili che si terranno, nello stesso giorno, in numerose città del mondo.
L’evento più importante si svolgerà lungo il Mall di Washington, il lungo viale presso la Casa Bianca già teatro in passato di manifestazioni epocali per i diritti civili. La “March for Science” è stata ideata come presa di posizione del mondo scientifico per richiamare i cittadini del mondo a supportare e tutelare i metodi scientifici e chi opera nell’ambito della ricerca.

La comunità scientifica statunitense è particolarmente impegnata nella  protesta contro la crescente interferenza della politica e di interessi economici su questioni di enorme interesse sociale, come il clima, la salute, l’inquinamento, ecc. I risultati delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti sono una vittoria per coloro che sostengono il negazionismo riguardo ai cambiamenti climatici, minacciando seriamente di influenzare le politiche energetiche e ambientali degli Stati Uniti. Le dichiarazioni negazioniste di Donald Trump, prima e dopo la sua ascesa alla Presidenza, i consistenti tagli alle politiche ambientali, e in particolare al Climate Action Plan, alla ricerca e all’istruzione, e la concreta possibilità che il neo Presidente venga meno anche agli Accordi di Parigi, firmati dal suo predecessore appena un anno fa, sono tra le motivazioni più forti che hanno spinto all’organizzazione della marcia.

La “Marcia per la Scienza” di Roma si inserisce in questo contesto globale, aggiungendo le tematiche della cronica arretratezza del nostro paese nei confronti riguardo alle politiche di istruzione superiore, ricerca e sostegno al mondo scientifico italiano.

 

Dal manifesto della Marcia per la Scienza: “Il tentativo tutt’ora in atto di caratterizzare i risultati delle ricerche scientifiche come una mera opinione di parte, che ha dato al Governo Federale statunitense la legittimità di rifiutare l’evidenza scientifica, è un problema urgente e critico. È arrivato il momento, per le persone che supportano la ricerca scientifica, di prendere posizione pubblicamente. Anche nel nostro Paese.”

 

La Marcia per la Scienza partirà dal Pantheon alle 16 di sabato 22 aprile, per terminare alle 17  in piazza Campo de’ Fiori, al cospetto della statua di Giordano Bruno, preso a simbolo della resistenza della ragione al cieco oscurantismo.

Successivamente, dalle 17 alle 19, il Villaggio per la Terra, la manifestazione di Earth Day Italia che riunirà dal 21 al 25 aprile gran parte del mondo ambientalista italiano in cinque giornate di dibattiti, focus e convegni a Villa Borghese, offrirà ai partecipanti alla marcia il suo palco per due ore di interventi di scienziati, ricercatori, divulgatori e artisti, a sostegno della causa della scienza.

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Per un’Europa libera dai fossili

Diritti, economia, sicurezza, lavoro, coesione sociale, energia, integrazione. Tutto passa per la lotta al cambiamento climatico. E, in vista della marcia “la nostra Europa” per il sessantesimo anniversario dalla firma dei Trattati di RomaCoalizione Clima (di cui Giornalisti nell’Erba è parte) lo ha ribadito con l’evento “Zero Carbon – For a European Stand Against Climate Change” (tenuto presso l’ Università La Sapienza, Roma).

Durante il seminario moderato da Giacomo Cossu (Rete della Conoscenza) sono stati diversi gli interventi, tra cui quelli di Ernest Urtasung (Verdi Europei), Sebastian Mang (EU Climate Change and Energy Policy Advisor), Gianni Silvestrini (Direttore scientifico Kyoto Club) e Mauro Albrizio (responsabile ufficio Bruxelles di Legambiente), che hanno alimentato il dibattito sul futuro delle politiche climatiche italiane ed europee.
Per quanto riguarda il discorso nazionale, resta forte l’attesa per la nuova SEN (Strategia Energetica Nazionale) che dovrebbe essere presentata (ma si parla di una semplice bozza) per il G7 Energia di Roma del prossimo 9-10 aprile. Ma più che una SEN, quello che ci vorrebbe è una Strategia Energetica e Climatica in grado di far ripartire la transizione energetica italiana, al palo negli ultimi anni, con misure nei settori chiave dell’energia: dall’industria alle infrastrutture, dall’agricoltura ai trasporti, dai centri urbani alla gestione sostenibile del territorio e del patrimonio forestale.
L’Italia deve costruire un sistema economico tale da consentire una riduzione delle emissioni gas serra tra l’80% e il 95% entro il 2050 (rispetto ai livelli del 1990). Questo può essere fatto soltanto con il forte sostegno alle fonti rinnovabili che già intorno alla metà del secolo devono riuscire a soddisfare l’intera domanda di energia.
Di fianco alla SEN, ciò preoccupa è soprattutto la mancanza di visione che traspare dalle decisioni nazionali. Come sarà l’Italia tra 20-30 anni? Difficile dirlo in questo momento. A differenza dei suoi “competitor”, il nostro Paese è privo di politiche di sviluppo al passo coi tempi. È come se non avessimo compreso la rivoluzione industriale, energetica ma anche culturale e sociale che è in atto nel resto del mondo. Ne è un chiaro esempio il mercato dell’auto elettrica.
L’Italia è il Paese con la più alta densità di auto in Europa: circa 37 milioni con un rapporto di 61 ogni 100 abitanti. Nel 2016 nel mondo sono state vendute 800mila auto elettriche (+40% rispetto al 2015), ma in Italia sono appena 2500 le vetture vendute, lo 0,1% del totale, dato che ci assegna il triste primato di fanalino di coda europeo. E questo nonostante la procedura d’infrazione che ci vede coinvolti per aver sforato i limiti consentiti di biossido di azoto. A livello comunitario è il nord a trainare la transizione, soprattutto l’Olanda: 1 veicolo elettrico su 4 è venduto lì. Bene anche la Norvegia che registra un +18% nelle vendite e Francia, Germania e Regno Unito con un +12%. Male, come detto, l’Italia con il suo misero +1%.

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La nostra Europa

In occasione dei sessantanni dalla firma dei Trattati di Roma ci riuniamo, consapevoli che per salvare l’Europa dalla disintegrazione, dal disastro sociale e ambientale, dalla regressione autoritaria, bisogna cambiarla. Un grande patrimonio comune, fatto di conquiste e avanzamenti sul terreno dei diritti e della democrazia, si sta disperdendo insieme allo stato sociale, a speranze e ad aspettative. Negli ultimi anni, con trattati ingiusti, austerità, dominio della finanza, respingimenti, precarizzazione del lavoro, discriminazione di donne e giovani, anche in Europa sono cresciute a dismisura diseguaglianza e povertà. Oggi siamo al bivio: fra la salvezza delle vite umane o quella della finanza e delle banche, la piena garanzia o la progressiva riduzione dei diritti universali, la pacifica convivenza o le guerre, la democrazia o le dittature. Crescono sfiducia, paure e insicurezza sociale. Si moltiplicano razzismi, nazionalismi reazionari, muri, frontiere e fili spinati.

Un’altra Europa è necessaria, urgente e possibile, e per costruirla dobbiamo agire. Denunciare le politiche che mettono a rischio la sua esistenza, esigere istituzioni democratiche sovranazionali effettivamente espressione di un mandato popolare e dotate di risorse adeguate, il rispetto dei diritti sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali, difendere ciò che di buono si è costruito, proporre alternative, batterci per realizzarle, anche nel Mediterraneo e oltre i confini dell’Unione.

Ci vuole un progetto di unità europea innovativo e coraggioso, per assicurare a tutti e tutte l’unico futuro vivibile, fondato su democrazia e libertà, diritti e uguaglianza, riconoscimento effettivo della dimensione di genere, giustizia sociale e climatica, dignità delle persone e del lavoro, solidarietà e accoglienza, pace e sostenibilità ambientale.

Dobbiamo essere in grado di trasformare il “prima gli italiani, gli inglesi i francesi”, in “prima noi tutte e tutti”, europei del nord e del sud, dell’est e dell’ovest, nativi e migranti, uomini e donne. Ripartiamo da qui, da Roma, uniti e solidali, per costruire quel campo che, oltre le nostre differenze, nel nostro continente e in tutto il mondo, sappia essere all’altezza della sfida che abbiamo di fronte.

Invitiamo ad aderire a questo appello, a promuovere e inserire in questa cornice comune eventi e appuntamenti nel prossimo periodo in Italia e in tutta Europa, a essere a Roma domani 25 marzo per mobilitarci in tante iniziative, incontri, azioni, interventi nella città e realizzare una grande convergenza unitaria. 

Per maggiori info clicca qui

Zero Carbon – For a european stand against climat change

ZERO CARBON – FOR A EUROPEAN STAND AGAINST CLIMATE CHANGE

Roma 24 marzo, ore 16 – Facoltà di Matematica de La Sapienza

Il 25 marzo si terrà a Roma il Consiglio dell’Unione Europea in occasione del 60° anniversario della firma del Trattato di Roma. Di fronte alla crisi democratica e sociale che investe l’Europa, le cittadine e i cittadini europei hanno organizzato tre giornate di discussione e mobilitazione per rivendicare una svolta radicale al processo di unificazione europea e alle politiche europee. Tra le sfide della nostra epoca c’è quella di combattere gli effetti dei cambiamenti climatici e disinnescare il perverso intreccio dei fenomeni delle migrazioni ambientali e delle guerre.

L’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, ottenuto anche grazie alla sempre più diffusa mobilitazione globale, indica la direzione di marcia verso un futuro libero dai fossili. Gli impegni assunti dai vari paesi però sono inadeguati, non all’altezza dell’obiettivo e delle sfide ambientali e sociali che i cambiamenti climatici pongono.

L’Unione Europea deve porsi obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti e climalteranti più ambiziosi, intervenendo su tutte le politiche industriali, energetiche, sociali. La giusta transizione verso una produzione energetica priva di fossili rappresenta una formidabile occasione per dare concreto avvio allo sviluppo sostenibile, rilanciare l’economia, garantire la sicurezza energetica, creare nuova e qualificata occupazione.

Nella giornata del 24 marzo invitiamo tutte le organizzazioni, i comitati, i gruppi e le singole cittadine e cittadini impegnati nella difesa dell’ambiente, alla partecipazione ad un’assemblea pubblica sul tema delle politiche energetiche e climatiche europee e nazionali, presso la  Facoltà di Matematica Università La Sapienza-Roma in cui si svolgeranno le attività delle tre giornate. Continue reading

Cambiamenti climatici: consultazione pubblica del Ministero dell’Ambiente. Partecipa anche tu!

 

 

Il ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha attivato una consultazione pubblica per la definizione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici.

Entro il 15 marzo si può partecipare attraverso la compilazione di un questionario accessibile a questo link.

I cambiamenti climatici rappresentano una delle sfide più rilevanti su scala globale. Gli studi scientifici più recenti evidenziano che l’Europa meridionale e l’area mediterranea dovranno fronteggiare nei prossimi decenni gli impatti più significativi dei cambiamenti climatici e saranno fra le aree più a rischio del pianeta, in particolare per l’aumento delle temperature, la riduzione delle precipitazioni e la maggiore frequenza di eventi estremi (ondate di calore, precipitazioni intense, ecc.).

Per far fronte a questa problematica, le politiche climatiche adottate a livello internazionale hanno individuato la necessità di promuovere, a vari livelli e scale, l’adozione di strategie e azioni di adattamento ai cambiamenti climatici.

L’Italia ha approvato con decreto direttoriale n.86 del 16 giugno 2015 la Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (SNAC). La Strategia ha individuato i principali impatti dei cambiamenti climatici per una serie di settori socio-economici e naturali ed ha proposto azioni di adattamento a tali impatti. A maggio 2016 è stata avviata l’elaborazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) per dare impulso all’attuazione della SNAC.

Il PNACC si propone 1) di individuare le azioni prioritarie in materia di adattamento per i settori chiave identificati nella SNAC, specificando le tempistiche e i responsabili per l’implementazione delle azioni, 2) di fornire indicazioni per migliorare lo sfruttamento delle eventuali opportunità e 3) di favorire il coordinamento delle azioni a diversi livelli.

Partecipa anche tu alla consultazione pubblica, hai tempo fino al 15 marzo!

Il ruolo dell’Italia nelle politiche climatiche dell’UE

 

Il prossimo 23 Febbraio dalle ore 14.00 alle 17.30 al workshop “Il ruolo dell’Italia nelle politiche climatiche dell’UE“, organizzato dall’Italian Climate Network, Legambiente e CAN Europe. Si terrà presso lo Spazio Europa gestito dall’Ufficio d’informazione in Italia del Parlamento europeo e dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea in Via IV Novembre 149, Roma. Al termine ci sarà un piccolo rinfresco.

Uno degli obiettivi principali è quello di rafforzare la società civile italiana e il suo coinvolgimento attivo e progressista nelle politiche climatiche dell’UE. L’occasione offrirà l’opportunità unica di uno scambio reciprocamente costruttivo tra rappresentanti delle istituzioni, delle ONG e del comparto industriale. In allegato potete trovare sia il flyer che l’agenda dell’evento. Qua il link per la registrazione.

Per info: decarbonaction@italiaclima.org

L’ambientalismo italiano si unisce per scrivere a Trump

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Venerdì 20 gennaio alle ore 11 in Piazza Barberini a Roma i Presidenti delle Associazioni ambientaliste italiane presenteranno la Campagna e andranno all’Ambasciata americana a consegnare la prima copia della lettera “Surprise us, President Trump!”, dalla quale partirà lo stesso giorno una campagna web di sottoscrizione

Le maggiori associazioni ambientaliste italiane hanno aderito alla Campagna “Surprise us, President Trump!”, in occasione della investitura del nuovo Presidente statunitense.

La Campagna nasce dalla preoccupazione destata dalle dichiarazioni di Trump in campagna elettorale sulle questioni ambientali, che se dovessero avere un seguito, porterebbero indietro di decenni la comunità internazionale rispetto alla lotta ai cambiamenti climatici.

Venerdì 20 gennaio alle 11 i Presidenti delle Associazioni partecipanti alla campagna e molti noti ambientalisti si riuniranno a Piazza Barberini a Roma per “spedire” la loro lettera al nuovo capo della Casa Bianca. Nell’occasione ogni partecipante dichiarerà i motivi dell’adesione alla campagna, in una conferenza stampa all’aperto.

Una delegazione, quindi, si recherà all’Ambasciata americana per consegnare la “prima” copia della lettera “Surprise Us President Trump!”, firmata dai Presidenti delle Associazioni, a cui poi seguiranno tutte quelle che i cittadini dal 20 gennaio stesso potranno sottoscrivere attraverso internet.

Infatti, a partire dalle ore 11 di venerdì 20 sarà online sul sitowww.surpriseuspresidenttrump.com il testo della lettera in italiano, inglese e spagnolo e sarà possibile sottoscrivere i contenuti della missiva.

Hanno già aderito a SURPRISE US PRESIDENT TRUMP le seguenti Associazioni (in ordine cronologico):

ACCADEMIA KRONOS – LIPU – LEGAMBIENTE – WWF ITALIA – EARTHDAY ITALIA – FONDAZIONE UNIVERDE / OBIETTIVO TERRA – FOCSIV – FIPSAS – ANPANA – GRUPPO INTERVENTO GIURIDICO – RANGERS ITALIA – CLIMALTERANTI – MAREVIVO – ITALIAN CLIMATE NETWORK

COP22 – La delegazione della Coalizione Clima incontra il Ministro Galletti

Nel pomeriggio di giovedì 17 novembre la delegazione italiana di associazioni appartenenti alla Coalizione Clima ha incontrato a Marrakech il Ministro dell’Ambiente Galletti, che rappresenta l’Italia nell’ambito della Cop22.

Presenti rappresentanti delle organizzazioni sindacali Cgil e Uil, della CIA – Confederazione Italiana Agricoltori e delle associazioni A Sud, Rete della Conoscenza, Studenti per l’Ambiente, Cospe, Fairwatch, Legambiente, Wwf, Italian Climate Network, Arci, Giornalisti nell’Erba ed Istituto Paride Baccarini.

La delegazione ha presentato i principali punti contenuti nel documento unitario diffuso dalla Coalizione  prima dell’avvio della Conferenza di Marrakech, i cui punti principali chiedono di:

  • contribuire fattivamente al ruolo di leadership dell’Europa nell’attuazione dell’Accordo di Parigi;
  • realizzare una strategia e un piano per la decarbonizzazione al 2050;
  • riscrivere la SEN;
  • aumentare gli impegni relativi alle azioni di riduzione delle emissioni di gas serra e all’adattamento;
  • implementare azioni per rendere effettivi i principi contenuti nel preambolo dell’Accordo di Parigi, tra cui Diritti umani, giusta transizione dei lavoratori ed equità intergenerazionale;
  • implementare veri processi partecipativi e democratici con il coinvolgimento delle comunità locali e delle parti sociali;
  • definire con certezza gli impegni finanziari e tecnologici del Fondo verde per il Clima.

Altre richieste specifiche contenute nel documento riguardano l’Italia (nuovo piano industriale “Industria 4.0” e la richiesta di non mantenere una impossibile “neutralitá tecnologica”, puntando invece decisamente su efficienza energetica e rinnovabili, nonché  il piano per la manutenzione del territorio.

(Il doc completo è scaricabile qui: http://www.coalizioneclima.it/marrakech-2016-azioni-concrete-clima-la-giustizia-sociale/)

Gli interventi dei partecipanti si sono concentrati su diversi degli aspetti su elencati, cui si aggiungono la necessità di varare in tempi certi una road map per la decarbonizzazione e piani di adattamento, la necessità di garantire la coerenza tra politiche nazionali e impegni assunti in sede internazionale, la provenienza dei fondi italiani destinati al Climate Green Fund e gli indirizzi relativi al loro utilizzo, la relazione tra trattati di libero scambio e azione climatica, le proposte del governo per l’inclusione della società civile nel disegno dei piani di azione, la maggior ambizione da garantire all’ NDC nazionale.

Nel suo intervento Galletti ha affermato di ritenere irreversibile l’accordo, come già dichiarato nello statement di stamani in plenaria, argomentando che tale irreversibilità è data in primo luogo proprio dalla pressione dell’opinione pubblica. La Coalizione Clima precisa a tal proposito che il ruolo realmente ricoperto in Italia dalla società civile attiva sulle tematiche connesse al cambiamento climatico non é adeguatamente riconosciuto: gli spazi di concertazione reale sono inesistenti e la mera consultazione è elemento ad oggi non sufficiente a garantire una reale inclusione delle istanze e delle proposte delle organizzazioni sociali nel varo delle politiche climatiche ed ambientali.

Secondo Galletti, altrettanto irreversibile risulterebbe “la via dell’ambientalizzazione in italia”. In questo caso “la motivazione non è solo morale ed etica ma economica”. Queste affermazioni non trovano solo parziale riscontro riscontro nella realtà italiana: il movente economico come ratio del cambiamento di paradigma necessario a salvare il pianeta dal caos climatico è da considerarsi limitato in assenza di una politica nazionale di indirizzo. In merito i convenuti hanno espresso preoccupazioni circa l’efficacia delle politiche energetiche, infrastrutturali ed industriali del paese e circa l’efficacia operativa dell’accordo.

Su questo ultimo punto, il Ministro ha precisato che il Paris Agreement “potrá essere reso piú efficace in futuro dai meccanismi di governance previsti dal testo”.  Si è inoltre impegnato ad opporsi come governo all’abolizione della priorità di dispacciamento nella nuova direttiva sulle rinnovabili. Sulle sanzioni, ha precisato che esse non sono né saranno previste in quanto non parte del framework Onu. Ci saranno invece sanzioni a livello europeo qualora i paesi Ue non rispettassero i target di riduzione previsti dall’Effort Sharing.

Il Ministro ha rimandato la maggior parte dei temi sottoposti alla sua attenzione a prossime occasioni di confronto, esprimendo disponibilità a rivedere la delegazione al ritorno in Italia.

Ha inoltre confermato l’impegno a aprire a breve un tavolo di confronto formale con le organizzazioni sindacali sui temi oggetto dell’incontro, con particolare riferimento alla giusta transizione dei lavoratori, in coerenza con i documenti del sindacato europeo e internazionali.

Nel quadro attuale, e ancor più dopo Marrakech, il ruolo di stimolo e controllo della società civile e delle parti sociali rispetto ai governi nazionali avrà importanza cruciale per perseguire gli impegni assunti.

Il percorso verso l’obiettivo di 1.5 °C – Documento della società civile internazionale per gli impegni pre 2020

Un’analisi degli attuali impegni di riduzione nelle emissioni di gas serra, nonché un appello alla necessità di un’azione tempestiva: è lo studio “Il percorso verso l’obiettivo 1.5°C” prodotto da una vasta coalizione di organizzazioni internazionali tra cui FOCSIV che fa parte di Coalizione Clima.

Il documento sottolinea il principio di responsabilità comune ma differenziata, il principio di equità a proposito del calcolo delle quote di riduzione delle emissioni di gas serra tra paesi ricchi e paesi in via di sviluppo. Le quote sono calcolate sulla base di due variabili definite dall’UNFCCC: responsabilità storica delle emissioni (quindi quanto si è contribuito al livello attuale di emissioni) e la capacità di convertire i propri sistemi energetici.

Considerati diversi benchmark di equità emerge che, senza ulteriori impegni (che auspichiamo vengano rafforzati in sede COP 22), i paesi sviluppati, nonostante abbiano quote eque di riduzione delle emissioni maggiori in base a qualsiasi benchmark offrono un livello di mitigazione considerevolmente poco ambizioso. Al contrario, i paesi in via di sviluppo, sebbene non raggiungano quella che sarebbe la loro quota equa di riduzione, sono più vicini al raggiungimento dell’equità.

Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile definiscono il quadro in cui inserire un equo percorso verso l’obiettivo 1.5°C e riflettono e promuovono un ampio consenso della comunità internazionale per un futuro senza povertà, in cui l’economia e l’ambiente fioriscono insieme.

Leggi e scarica il Documento

Marrakech 2016: cosa proponiamo per la COP22

La Coalizione Italiana Clima è composta da oltre 250 fra associazioni e movimenti ambientalisti, sociali e religiosi, organizzazioni sindacali e imprenditoriali, reti di studenti, media e enti locali. Siamo impegnati nella lotta per la giustizia climatica, intesa come transizione a un modello di sviluppo alternativo e sostenibile che garantisca, insieme all’imprescindibile risultato di riuscire a restare entro 1,5°C di aumento della temperatura globale rispetto ai livelli preindustriali: decarbonizzazione, sicurezza alimentare, accesso all’acqua e all’energia per tutti, diritto alla terra, tutela dei beni comuni, collaborazione fra i popoli, equa ripartizione delle risorse del pianeta, il diritto alla salute.

Siamo anche impegnati, insieme e ognuno negli ambiti di competenza, per dare un contributo in termini di informazione e sensibilizzazione sul tema dell’emergenza climatica.

A un anno di distanza dall’Accordo di Parigi, in cui i leader mondiali hanno assunto l’impegno di mantenere l’aumento della temperatura media globale bene al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali e proseguire l’azione volta a limitare l’aumento di temperatura a 1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali, l’adozione di politiche concrete non è più rinviabile.

Cosa proponiamo per la COP22

La COP22 si svolge in Africa, uno dei continenti più colpiti dai cambiamenti climatici, un continente che ha uno dei più bassi rapporti pro-capite in termini di emissioni di CO2 ma che paga uno dei prezzi più alti in termini di vite umane, guerre per l’accaparramento di risorse e di migrazioni climatiche.

Ambizione per accelerare le azioni nell’Agenda delle parti, Diritti umani, giusta transizione dei lavoratori e equità intergenerazionale

Nell’Accordo di Parigi il rispetto dei diritti umani non è stato inserito fra gli impegni ma è stato relegato nel preambolo, sottoposto alle rispettive obbligazioni dei singoli Governi, anche la giusta transizione dei lavoratori e l’equità intergenerazionale sono nel preambolo.

Il rispetto dei diritti umani, la giusta transizione dei lavoratori e l’equità, sia intergenerazionale che fra tutti gli abitanti del pianeta, sono prerequisiti irrinunciabili a cui devono rispondere tutti i progetti di mitigazione e adattamento e devono essere parte integrante degli impegni per la lotta contro i cambiamenti climatici. Rifiutiamo, invece, le false soluzioni che espropriano le popolazioni della propria terra, sottraendola spesso all’agricoltura di sostentamento per la realizzazione di grandi opere. Chiediamo inoltre il riconosciuto lo status di rifugiato ambientale.

Aumentare il livello di ambizione dell’accordo e rendere effettiva la partecipazione, tutelarne l’efficacia    

Gli impegni nazionali volontari assunti nell’Accordo di Parigi non sono sufficienti a garantire gli obiettivi di contenimento dell’aumento delle temperature. La COP22 deve avviare da subito un processo di revisione per elevare gli impegni di riduzione delle emissioni e accelerare la transizione a un’economia a zero emissioni di carbonio. Gli impegni nazionali devono essere frutto di veri processi partecipativi e democratici con il coinvolgimento delle comunità locali e delle parti sociali.

Gli impegni assunti dai singoli Paesi devono essere salvaguardati da possibili cause di risarcimento presso arbitrati di risoluzione delle controversie inseriti in accordi internazionali, come sottolineato da una risoluzione del Parlamento Europeo dell’ottobre 2015.

Finanza per il clima

La COP22 deve definire con certezza gli impegni finanziari e tecnologici necessari ai progetti di mitigazione e adattamento e per la giusta transizione dei lavoratori. I paesi industrializzati devono assumersi la responsabilità nei confronti dei paesi più poveri e più vulnerabili agli effetti devastanti dei cambiamenti climatici garantendo le risorse necessarie e l’accesso all’innovazione per evitare ogni nuova forma di dipendenza.

Cosa chiediamo all’Europa

Gli impegni al 2030 devono essere rivisti alla luce dell’obiettivo di 1,5°C e occorre intervenire prima del 2020. E’ necessaria una coerenza delle politiche europee per evitare che processi in altri ambiti, come quello economico-commerciale, possano inficiare l’Accordo di Parigi e gli obiettivi che si propone di raggiungere. L’Europa deve assumere la sua responsabilità nei confronti dei paesi più poveri, e in particolare dell’Africa, sostenendo significativamente il Fondo Verde per l’adattamento e la mitigazione.

Cosa chiediamo all’Italia   

Piano per la decarbonizzazione

L’Italia è colpevolmente impreparata alla sfida climatica. Il nostro Paese non ha ancora nessun piano strategico per la decarbonizzazione dell’economia né per la giusta transizione dei lavoratori coinvolti nei processi di cambiamento e non ha assunto nessuna misura di sostegno e incentivazione alla transizione a un nuovo modello di sviluppo sostenibile. Per colmare il divario di emissioni che ci allontana da una traiettoria sicura all’interno dei +1,5°C è necessario valutare ogni scelta in materia di investimenti, politica economica, fiscale, industriale e infrastrutturale anche alla luce delle esigenze di transizione climatica. Per questo riteniamo che oltre alla definizione di un piano strategico complessivo per la decarbonizzazione, non si debba perdere nessuna occasione: dalla Legge di Bilancio, al Piano Nazionale Industria 4.0, dalla Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, alla necessaria e urgente revisione della Strategia Energetica Nazionale per promuovere una riconversione sostenibile dei modelli di produzione e di consumo. La pianificazione strategica deve essere perseguita attraverso il dialogo sociale e con il coinvolgimento democratico e partecipato dei territori, delle comunità e dei lavoratori.

Piani di adattamento e piano di manutenzione del territorio

Dopo la definizione della strategia nazionale di adattamento, siamo in forte ritardo per la definizione delle linee guida di coordinamento nazionale per la definizione delle politiche e dei piani di attuazione locali e nella definizione delle macro aree.

I confini naturali dell’Italia; le Alpi e il Mediterraneo stanno risentendo moltissimo dei cambiamenti climatici in atto. Le minacce per l’ecosistema alpino e quello mediterraneo non sono un problema solo italiano ma l’Italia può avere un ruolo centrale dettato proprio dalla sua posizione geografica e dall’essere un ponte climatico tra due continenti. L’Italia deve promuovere la cooperazione con i paesi confinanti, con tutti quelli che si affacciano sul Mare Nostrum, così come con l’Africa, per definire obiettivi concreti, chiedendo anche all’Unione Europea di trovare le risorse necessarie.

Il nostro Paese ha urgente bisogno di un piano straordinario per la progettazione e realizzazione delle bonifiche del territorio, la messa in sicurezza e la manutenzione del territorio dal rischio idrogeologico, la messa in sicurezza sismica del patrimonio immobiliare pubblico e privato, la tutela del patrimonio artistico e culturale: tutto questo tenendo conto degli impatti dei cambiamenti climatici e della moltiplicazione esponenziale del rischio.

Sono queste le vere opere strategiche di cui il nostro paese ha bisogno e sono veramente indifferibili, urgenti e di pubblica utilità. Necessitano pertanto di finanziamenti pubblici adeguati e devono essere sostenuti da un piano straordinario di occupazione. Va adottato un provvedimento legislativo per il consumo di suolo zero e deve essere adottata una normativa legislativa specifica sulla gestione dell’acqua che recepisca la volontà popolare espressa nell’esito referendario.

 

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A Sud e il CDCA presentano il dossier sull’avanzamento delle politiche per fermare i cambiamenti climatici

Nel giorno dell’avvio dei lavori della COP22 di Marrakech e a tre giorni dall’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi,  A Sud e il CDCA – Centro di documentazione sui conflitti ambientali hanno presentato il dossier “L’Italia vista da Parigi – Impegni internazionali e politiche nazionali per la lotta ai cambianti climatici”. 

Già ratificato da un numero di Parti tale da permetterne l’entrata in vigore anticipata, l’Accordo rappresenta senza dubbio un fondamentale punto di partenza per costruire un quadro di riferimento globale e vincolante nella lotta contro il tempo per scongiurare la più grande catastrofe che pende sull’umanità: quella climatica. Le questioni aperte restano tuttavia numerose, alcune delle quali dirimenti, e vanno sciolte quanto prima per dare al framework legale la possibilità di incidere concretamente sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.

Questo dossier intende contribuire al dibattito pubblico sul tema, attraverso l’analisi di una corposa letteratura di report scientifici, documenti istituzionali e dossier statistici elaborati da centri di ricerca internazionali. Obiettivo è fare il punto sulle ultime evidenze scientifiche, sullo stato di avanzamento delle negoziazioni, sugli impegni presi dai singoli Paesi e sull’adeguatezza delle politiche messe in campo dall’Unione Europea e dall’Italia rispetto agli obiettivi fissati in sede internazionale.

Leggi e scarica il dossier completo cliccando qui

 

Oggi inizia COP22

Si aprono oggi a Marrakech (Marocco) i lavori della XXII Conferenza delle Parti (COP22) dell’UNFCCC.
Una conferenza fondamentale in quanto la prima dopo lo storico Accordo raggiunto lo scorso dicembre a Parigi ed entrato in vigore lo scorso 4 novembre.
Ciò significa che già alla COP22 si terrà la prima sessione negoziale (CMA1) che lavorerà alla definizione dei dettagli di implementazione dell’Accordo.

Numerose organizzazioni che fanno parte di Coalizione Clima saranno a Marrakech e seguiranno i negoziati da vicino. Grazie ad Italian Climate Network avremo un resoconto dettagliato dell’avanzamento dei lavori durante la COP22.

Per maggiori info clicca qui

Marrakech chiama Bruxelles

L’accordo di Parigi sul clima in vigore grazie alla ratifica di Cina e Stati Uniti. E alla Cop 22 l’Ue dovrà impegnarsi per recuperare la leadership perduta

di Mauro Albrizio*

L’accordo di Parigi è entrato in vigore in tempo per l’apertura della Conferenza sul clima (Cop22), che si tiene a Marrakech dal 7 al 18 di questo mese. È una svolta storica nella lotta ai cambiamenti climatici, dovuta soprattutto all’accelerazione impressa da Cina e Stati Uniti con l’annuncio congiunto della ratifica dell’accordo al G20 dello scorso settembre. L’Europa è stata costretta ad accodarsi all’ultimo momento utile – per consentire l’entrata in vigore dell’Accordo – con il deposito congiunto della ratifica dell’Unione Europea e di soli otto Stati membri (Francia, Germania, Austria, Slovacchia, Ungheria, Malta, Portogallo e infine anche l’Italia).

Per la prima volta le due principali economie responsabili dell’attuale crisi climatica – insieme rappresentano il 38% delle emissioni carboniche totali – prendono la leadership dell’azione climatica globale, impegnandosi ad agire subito senza attendere il 2020, come concordato lo scorso dicembre a Parigi.

L’agenda della Cop22 – con l’entrata in vigore anticipata – si concentrerà sull’azione climatica globale necessaria per dare gambe all’accordo. A partire dalla definizione delle modalità di revisione – prevista dall’accordo per il 2018 – dei primi impegni sottoscritti a Parigi. Inadeguati a centrare l’obiettivo ambizioso di contenere entro la fine del secolo l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto della soglia critica di 2°C e di mettere in atto tutti gli sforzi possibili per non superare 1.5°C, così da meglio contenere i rischi per le comunità vulnerabili dei paesi poveri. Obiettivo questo che implica zero emissioni entro il 2050.

L’Europa deve pertanto arrivare a Marrakech con un piano per l’aumento dell’attuale impegno di riduzione delle emissioni al 2030, in modo da poter giocare concretamente un ruolo di leadership nel processo di revisione previsto per il 2018.

L’Unione Europea – in coerenza con l’accordo di Parigi – deve ridurre le sue emissioni di almeno il 55% entro il 2030. Un obiettivo ambizioso, ma raggiungibile. Secondo il rapporto di Ecofys per il Parlamento europeo, solo con il raggiungimento congiunto degli obiettivi del 30% di rinnovabili e del 40% di efficienza energetica si realizzerebbe una riduzione delle emissioni climalteranti del 54%. In Europa ci sono tutte le condizioni per poterlo fare. Abbiamo già un trend di riduzione del 30% al 2020. Rivedere l’attuale impegno del 40% è pertanto possibile senza grandi sforzi e con un impatto positivo sull’economia europea. È ormai provato che l’azione climatica fa bene alla nostra economia. Nel periodo 1990-2014 si è registrato un forte disaccoppiamento tra riduzione delle emissioni e aumento del Pil. Mentre le emissioni sono diminuite del 24.4%, il Pil europeo è aumentato del 47%.

Non è più il tempo di rinvii. Serve subito un forte segnale dall’Europa. A partire da Marrakech, dove deve riconquistarsi con i fatti la storica leadership ormai in declino.

* Ufficio europeo Legambiente

Accordo di Parigi sul clima: anche il Senato ratifica

Buone notizie dal Parlamento italiano. Anche il Senato della Repubblica ha ratificato nella giornata di ieri il ddl n. 2568 “Ratifica ed esecuzione dell’Accordo di Parigi collegato alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, adottato a Parigi il 12 dicembre 2015”.

Il provvedimento prevede la partecipazione dell’Italia alla prima capitalizzazione del Fondo verde per il clima con 50 milioni di euro per ogni anno, dal 2016 al 2018.

Il Fondo verde per il Clima è stato istituito dalla sedicesima Conferenza delle Parti(COP16) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul clima svoltasi a Cancun nel 2010. Si tratta di uno strumento finanziario multilaterale di investimento per progetti a favore dei paesi in via di sviluppo che vogliano ridurre le emissioni e accrescere le proprie capacità di adattamento. Gli Stati membri dell’Ue si sono impegnati a fornire quasi la metà delle risorse del fondo: 4,7 miliardi di dollari.

I punti essenziali del ddl sono:

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Clima – Italia ratifichi velocemente Accordo Parigi

Clima, danno d’immagine per l’Italia presentarsi alla Cop22 senza la ratifica dell’Accordo di Parigi

Urgente il passaggio del testo al Senato

A Marrakech necessari impegni ambiziosi e concreti

 

Dopo il sì della Camera alla ratifica dell’Accordo di Parigi, urge il passaggio del testo al Senato. Il tempo stringe e difficilmente l’Italia si presenterà a Marrakech alla 22esima Conferenza delle Parti sui cambiamenti climatici, in programma dal 7 al 18 novembre, con la legge in tasca. Un danno per il nostro Paese in primis e per l’Unione europea tutta nonostante la ratifica comunitaria, secondo la Coalizione italiana clima, che torna a sottolineare come arrivare tardi mini la credibilità dell’impegno europeo sul clima affermato negli ultimi 10 anni.

La ratifica è un primo indispensabile atto di serietà se si vuole lavorare davvero per l’attuazione del trattato alla COP22 di Marrakech, dove è necessario prendere impegni stringenti, concreti, globali, seri ed ambiziosi, e immediatamente mettersi all’opera per rispettarli.

Vi si affronteranno, fra le altre, questioni riguardanti le strategie di mitigazione dei cambiamenti climatici, la giusta transizione a un’economia a zero emissioni di carbonio, i finanziamenti e le scelte strategiche necessarie per affrontare le drammatiche conseguenze dei cambiamenti climatici che già oggi subiamo; la sfida è di primaria importanza, eppure ad oggi, i decisori del mondo intero hanno dato risposte insoddisfacenti quando non proprio nulle. La Coalizione Clima, che nel nostro paese raggruppa più di 200 tra organizzazioni, enti, associazioni agricole, e anche tantissimi singoli cittadini, chiede a gran voce a tutti i decisori di agire con rapidità ed efficacia, prendendo misure coraggiose.

E per fare sentire la voce dei popoli, in primis quelli già colpiti da questi cambiamenti, la Coalizione Clima chiama alla mobilitazione i cittadini da una riva all’altra del Mediterraneo e del Sahel, prima e durante la COP22, promuovendo una serie di iniziative. La Coalizione aderisce, inoltre, all’Odissea, che farà tappa in Italia, a Porto Torres, il 23 ottobre: l’Odissea delle Alternative Ibn Battûta, che è frutto dell’impegno di decine di organizzazioni e movimenti popolari d’Africa e d’Europa.

Dal 19 ottobre al 10 novembre 2016, due imbarcazioni solcheranno il mare collegando sei tappe, dalla Spagna fino al Marocco, passando per la Francia, l’Italia, la Tunisia e l’Algeria. Un’Odissea per collegare popoli, crisi e soluzioni, resilienze e alternative, in una rotta comune di solidarietà e cooperazione che attraversa il nostro mare, quel Mediterraneo afflitto dalla crescita dell’intolleranza, dalle tensioni, dai conflitti armati, dalle fughe e dalle morti. Di fronte ai cambiamenti climatici e ai muri in filo spinato, le genti del Mediterraneo vogliono mettersi in rete per uno sforzo comune . Il 23 ottobre le due barche saranno a Porto Torres, accendendo i riflettori su una realtà costretta a un pesante cambiamento climatico e a una crisi ambientale.

 

Il bacino del Mediterraneo e il Sahel sono luoghi in cui si stanno avverando stravolgimenti di grande portata. Se i grandi produttori di gas a effetto serra non diminuiranno sensibilmente il loro impatto, nei prossimi 35 anni, 290 milioni di persone in queste aree subiranno la penuria d’acqua potabile. Le acque superficiali aumenteranno da 2°C a 4°C in meno di un secolo, impattando pesantemente sulla produttività delle attività economiche e sulla biodiversità. Le soluzioni e le prospettive alternative esistono, resistono e si sviluppano. Riguardano l’energia, l’abitare, i trasporti, le nuove tecnologie, l’agricoltura, la pesca, l’artigianato, la salute, la cultura, l’industria, il turismo, la difesa della biodiversità e delle risorse naturali… Milioni di persone sono impegnate ovunque, immaginando e realizzando il mondo del futuro.

Scarica il comunicato-stampa-coalizione-clima-20-ottobre-2016

Odissea delle Alternative – Il 23 ottobre a Porto Torres

 

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All’avvicinarsi della COP22, diverse decine di organizzazioni e movimenti popolari d’Africa e d’Europa hanno dato vita ad un’iniziativa di condivisione: l’Odissea delle Alternative Ibn Battûta.

Dal 19 Ottobre al 10 Novembre 2016,  una coppia di imbarcazioni solcherà il mare collegando sei tappe, dalla Spagna fino al Marocco, passando per la Francia, l’Italia, la Tunisia e l’Algeria. Queste tappe porteranno nuove energie in questi luoghi,  condividendo soluzioni ai problemi di oggi e amplificando la voce di chi immagina un futuro diverso.

L’Odissea attraccherà il 23 ottobre a Porto Torres, accendendo i riflettori su una realtà purtroppo costretta a un pesante cambiamento climatico e a una devastante crisi ambientale.

In tutti i paesi di approdo della flottiglia si stanno formando comitati ad hoc per l’accoglienza, che vedono lavorare insieme organizzazioni impegnate su tanti temi diversi, associazioni, movimenti di base e comunitari e sindacati. In ogni porto di arrivo si tengono forum, eventi, manifestazioni, per condividere soluzioni e tempo.

La manifestazione di Porto Torres si svolgerà nei locali del Museo del Porto a partire dalle ore 16. Ci sarà una sessione di sviluppo dei temi legati all’emergenza climatica e alle migrazioni, la proiezione di un drammatico documentario sui respingimenti in mare, una vitale parata migrante per le vie del porto e un aperitivo multietnico, il tutto en attendant gli equipaggi che attraccheranno caricando a bordi omaggi e beni di conforto per affrontare la successiva tappa verso la Tunisia.

Accordo di Parigi: Italia in ritardo per COP22

Dopo il rifiuti-gate di questa estate (2500 tonnellate di ecoballe italiane scaricate nel porto di El Jadida che hanno scatenato le ire degli ambientalisti non solo marocchini mettendo in difficoltà entrambi i ministri dell’ambiente Hakima El Haite e Gian Luca Galletti), ora siamo obbligati a mancare all’appuntamento pre-COP22 dedicato ai ministri dell’ambiente degli Stati che hanno già ratificato l’Accordo di Parigi, previsto per oggi e domani 18 e 19 ottobre. E mancheremo pure la prima CMA, ossia la 1 ° sessione della Conferenza delle parti che funge da riunione di chi ha ratificato l’accordo di Parigi (CMA1), in programma il 15 novembre a Marrakech.

L’Italia non siederà con USA e Cina al tavolo dei decisori durante COP22

Questo perché non abbiamo ancora ratificato. Lo faremo certamente, ma non in tempo per essere tra coloro che daranno avvio alla fase pratica dell’Accordo. Il regolamento parla chiaro: alla pre-COP22 di mercoledì prossimo partecipano coloro che hanno già ratificato, mentre alla CMA1 che si svolge durante COP22 possono partecipare coloro che hanno depositato la loro ratifica entro il 14 ottobre, ossia oggi, 30 giorni prima della riunione (“to participate in a CMA1 meeting on Tuesday, 15 November 2016, the Party to the Convention should deposit its instrument at the latest on Friday, 14 October 2016, with entry into force on Sunday, 13 November 2016”).

La riunione dei ministri di oggi e domani 18 e 19 ottobre è una continuazione delle consultazioni informali organizzate l’8 e il 9 settembre a Skhirat, e si propone di affrontare la convocazione di CMA1 a Marrakech durante COP22, lo sviluppo del regolamento dell’Accordo di Parigi, gli strumenti di attuazione, le questioni relative alla agenda pre-2020 e l’Agenda delle COP21 e COP22 High-Level Climate Champion.

L’incontro sarà presieduto dal presidente di COP22 Salaheddine Mezouarand e dal presidente di COP21 Ségolène Royal, include la partecipazione del segretario esecutivo UNFCCC Patricia Espinosa come i ministri di 80 paesi e più di 400 altri delegati, oltre ai rappresentanti del Segretariato dell’ONU per il Cambiamenti climatici. Inoltre, il 17 ottobre, in vista della pre-COP ministeriale, ci sarà una pre-COP della società civile con dibattiti tra i rappresentanti UNFCCC e i gruppi di osservatori (commercio, ambiente, enti locali, le popolazioni indigene, i sindacati, le donne e di genere, i giovani e gli agricoltori e l’agricoltura), e con i presidenti di COP22 e COP21.

 

(Fonte: Giornalisti nell’erba)

FOCSIV e altre sette organizzazioni cattoliche disinvestono dalle fonti fossili

 

FOCSIV – Volontari nel Mondo e altre realtà d’ispirazione cattolica celebrano la “Laudato Si’”, l’Enciclica di Papa Francesco, con un importante annuncio congiunto riguardante la scelta di disinvestire dai combustibili fossili: ritirare gli investimenti dai fondi che sostengono le imprese di estrazione e commercio di combustibili fossili, per il loro reinvestimento in energie rinnovabili e pulite.

Sono i Padri Gesuiti dell’Upper Canada, la Presentation Society in Australia e in Papua Nuova Guinea, la SSM – Sisters of St. Mary Health negli Stati Uniti, la Diocesi del Santo Spirito di Umuaramá nello Stato brasiliano di Paraná, la Società Missionaria internazionale di San Colombano, le realtà cattoliche internazionali che hanno aderito all’iniziativa lanciata Movimento Cattolico Mondiale per il Clima, con la quale si impegnano a disinvestire i propri fondi dalle banche o finanziarie che favoriscono l’estrazione dei combustibili fossili a favore di una finanza sostenibile.

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Imbarchiamoci insieme per l’Odissea delle Alternative

Verso COP22

odissea-delle-alternative-verso-cop22-coalizione-climaLa 22a Conferenza delle Parti (COP 22) sui cambiamenti climatici si terrà dal 7 al 18 novembre 2016 a Marrakech.
Questo primo appuntamento dopo l’Accordo di Parigi verterà principalmente sul finanziamento e sulle strategie di mitigazione e adattamento, due questioni chiave per i paesi del Mediterraneo, direttamente colpiti dagli sconvolgimenti climatici.
In questo contesto, un gruppo di attori di cambiamento sociale (la società civile) ha scelto di lanciare, prima della COP22, una campagna di mobilitazione euro-africana per la giustizia climatica.
Imbarcati su “L’Odissea delle Alternative” attraverseranno il Mediterraneo in 6 tappe, dal 19 ottobre all’11 novembre 2016. Scandita da assemblee popolari e feste delle alternative, questa Odissea rilancerà i temi della giustizia sociale, del clima e delle migrazioni, così come le soluzioni che già stanno emergendo sulle rive del Mediterraneo e del Sahel.
Sarà un importante momento di presa di coscienza, di organizzazione e di sostegno alle pratiche di transizione e di adattamento basate sugli ecosistemi e le comunità.

L’Odissea delle Alternative Ibn Battûta

Dal 19 ottobre al 10 novembre 2016 l’Odissea delle Alternative Ibn Battûta collegherà via mare 6 scali, dalla Spagna al Marocco. Queste tappe si propongono di mettere in evidenza i grandi temi (clima, migrazioni, giustizia sociale), valorizzare le soluzioni in atto e rafforzare le reti esistenti nel Mediterraneo.
Le tappe costituiranno i momenti salienti di questa Odissea, che coinvolgerà migliaia di persone in forum e in feste delle alternative stimolando la partecipazione dei cittadini. Esse permetteranno di approfondire le problematiche e di fare dei passi avanti verso l’adattamento ai cambiamenti climatici basati sugli ecosistemi e le comunità. Questo viaggio è un momento fondamentale di mobilitazione, di collegamento, di condivisione, di sensibilizzazione e d’organizzazione sugli obiettivi del movimento per la giustizia climatica.

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Approvato disegno di legge per ratifica Accordo di Parigi

Il Consiglio dei Ministri ha approvato finalmente il disegno di legge di ratifica dell’Accordo di Parigi. Chiediamo una corsia preferenziale in Parlamento perché diventi legge. Il Ministero dello Sviluppo economico però rilancia le fonti fossili.

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Clima: il Parlamento Europeo ratifica l’accordo di Parigi

Il Parlamento Europeo ratifica l’accordo di Parigi sul clima

Secondo fonti Ansa oggi a Strasburgo il Parlamento Europeo riunito in plenaria ha ratificato il Paris Agreement, l’accordo sul clima scaturito da COP21 con 610 sì, 31 no e 38 astenuti.

(Fonte: Ansa)

 

Coalizione Clima alla Marcia della pace Perugia Assisi

Per un clima di pace

La Coalizione Clima invita a partecipare alla Marcia della pace Perugia Assisi – 9 ottobre

 

marcia-della-pace-perugia-assisi-2016-coalizione-climaIl 9 ottobre la Coalizione Clima parteciperà alla Marcia della pace Perugia Assisi con lo striscione “Per un clima di pace”. Sarà per noi un’occasione per chiedere l’impegno di tutti per fare pace con la Terra e fra persone perseguendo la giustizia climatica.

Parteciperemo e inviteremo a partecipare per far sentire con forza la voce della società civile per un clima culturale e sociale di solidarietà e di pace. Una Marcia per la pace assume ancora di più valore per l’acuirsi e il diffondersi di un clima di intolleranza, innalzamento di muri, violenza, violazione dei diritti umani, repressione in tante parti del mondo, guerre. Gli effetti del perverso intreccio tra povertà, disastri ambientali, migrazioni, approvvigionamento di risorse naturali ed energetiche minano nel profondo la pace.

La tutela del clima e dell’ambiente è strettamente legato al tema della pace: per questo domenica 9 ottobre saremo alla Marcia della pace Perugia Assisi.

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Italia ratifichi l’Accordo di Parigi entro 10 giorni

In vista della COP22 di novembre a Marrakech, l’Italia ratifichi l’Accordo di Parigi entro 10 giorni

Poi Strategia e Piani di decarbonizzazione informino tutte le politiche economiche, energetiche e industriali

In vista della COP22, la conferenza ONU sul clima in programma a Marrakech dal 7 al 18 novembre, la Coalizione italiana Clima ritiene doveroso che l’Italia si affretti a ratificare l’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico. La Coalizione – che è composta da oltre 200 realtà tra organizzazioni del Terzo settore, sindacati, imprese, scuole e università, nonché da migliaia di cittadine e cittadini – chiede l’immediata presentazione del disegno di legge di ratifica e una corsia preferenziale in Parlamento perché venga approvato a inizio ottobre e prima dell’avvio della sessione di bilancio.

Per consentire la ratifica comunitaria già decisa dai leader nel vertice di Bratislava, occorre, infatti, che gli Stati membri che non hanno ancora ratificato l’accordo raggiunto alla COP21 di dicembre 2015 si affrettino a farlo. Francia, Ungheria, Austria, Slovacchia hanno già firmato; in Germania la ratifica è in calendario per la prossima settimana. In Italia, per ora, ci siamo fermati all’annuncio del Presidente del Consiglio e del Ministro dell’Ambiente.

Arrivare tardi nelle ratifiche per consentire all’accordo di diventare operativo sarebbe dannoso per l’autorevolezza e l’attendibilità dell’Unione Europea. Ulteriori ritardi paleserebbero una situazione di immobilismo e minerebbero la credibilità della visione che la UE ha affermato negli ultimi 10 anni.

Attualmente l’Accordo di Parigi è stato ratificato da 61 Paesi che rappresentano il 47,79% delle emissioni.

Mentre il numero dei Paesi necessari per l’entrata in vigore (55) è stato dunque superato, manca ancora la ratifica di Paesi che rappresentino un ulteriore 7% delle emissioni di gas serra. Dal momento che l’Unione Europea rappresenta il 12%, con la ratifica UE l’Accordo di Parigi potrebbe entrare in vigore (30 giorni dopo che le condizioni per l’entrata in vigore si siano determinate).  La ratifica è un indispensabile atto di serietà che consentirebbe alla Conferenza ONU sul Clima di Marrakech, in programma dal 7 al 18 novembre, di mettersi a lavorare davvero per l’attuazione del trattato.

La Coalizione italiana Clima esorta, inoltre, il Governo Renzi a dotarsi di piani di decarbonizzazione e di una nuova Strategia Energetica Nazionale. Questo atto di indirizzo (più volte annunciato dall’esecutivo) è diventato ora assolutamente necessario e deve informare tutte le politiche, a cominciare da quelle economiche, energetiche e industriali. Il Piano Nazionale Industriale 4.0 e la legge di bilancio 2017 sono, in questo senso, due grandi occasioni da non perdere per accelerare la decarbonizzazione dell’economia.

 

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