Italia ratifichi l’Accordo di Parigi entro 10 giorni

In vista della COP22 di novembre a Marrakech, l’Italia ratifichi l’Accordo di Parigi entro 10 giorni

Poi Strategia e Piani di decarbonizzazione informino tutte le politiche economiche, energetiche e industriali

In vista della COP22, la conferenza ONU sul clima in programma a Marrakech dal 7 al 18 novembre, la Coalizione italiana Clima ritiene doveroso che l’Italia si affretti a ratificare l’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico. La Coalizione – che è composta da oltre 200 realtà tra organizzazioni del Terzo settore, sindacati, imprese, scuole e università, nonché da migliaia di cittadine e cittadini – chiede l’immediata presentazione del disegno di legge di ratifica e una corsia preferenziale in Parlamento perché venga approvato a inizio ottobre e prima dell’avvio della sessione di bilancio.

Per consentire la ratifica comunitaria già decisa dai leader nel vertice di Bratislava, occorre, infatti, che gli Stati membri che non hanno ancora ratificato l’accordo raggiunto alla COP21 di dicembre 2015 si affrettino a farlo. Francia, Ungheria, Austria, Slovacchia hanno già firmato; in Germania la ratifica è in calendario per la prossima settimana. In Italia, per ora, ci siamo fermati all’annuncio del Presidente del Consiglio e del Ministro dell’Ambiente.

Arrivare tardi nelle ratifiche per consentire all’accordo di diventare operativo sarebbe dannoso per l’autorevolezza e l’attendibilità dell’Unione Europea. Ulteriori ritardi paleserebbero una situazione di immobilismo e minerebbero la credibilità della visione che la UE ha affermato negli ultimi 10 anni.

Attualmente l’Accordo di Parigi è stato ratificato da 61 Paesi che rappresentano il 47,79% delle emissioni.

Mentre il numero dei Paesi necessari per l’entrata in vigore (55) è stato dunque superato, manca ancora la ratifica di Paesi che rappresentino un ulteriore 7% delle emissioni di gas serra. Dal momento che l’Unione Europea rappresenta il 12%, con la ratifica UE l’Accordo di Parigi potrebbe entrare in vigore (30 giorni dopo che le condizioni per l’entrata in vigore si siano determinate).  La ratifica è un indispensabile atto di serietà che consentirebbe alla Conferenza ONU sul Clima di Marrakech, in programma dal 7 al 18 novembre, di mettersi a lavorare davvero per l’attuazione del trattato.

La Coalizione italiana Clima esorta, inoltre, il Governo Renzi a dotarsi di piani di decarbonizzazione e di una nuova Strategia Energetica Nazionale. Questo atto di indirizzo (più volte annunciato dall’esecutivo) è diventato ora assolutamente necessario e deve informare tutte le politiche, a cominciare da quelle economiche, energetiche e industriali. Il Piano Nazionale Industriale 4.0 e la legge di bilancio 2017 sono, in questo senso, due grandi occasioni da non perdere per accelerare la decarbonizzazione dell’economia.

 

Leggi il position paper

Position paper Coalizione Clima

L’Italia ratifichi l’Accordo di Parigi entro 10 giorni. Poi Strategia e Piani di decarbonizzazione informino tutte le politiche economiche, energetiche e industriali

 

La COP21 del dicembre 2015 ha visto l’adozione dell’accordo di Parigi sul cambiamento climatico. L’UE e i suoi Stati membri hanno ufficialmente firmato l’accordo il 22 aprile 2016. Ora i passi da fare sono almeno due:

1) La ratifica dell’accordo di Parigi;

2) l’allineamento di tutte le politiche comunitarie riguardanti clima ed energia con l’accordo di Parigi.

Attualmente l’Accordo di Parigi è stato ratificato da 61 Paesi che rappresentano il 47,79% delle emissioni. Mentre il numero dei Paesi necessari per l’entrata in vigore (55) è stato dunque superato, manca ancora  la ratifica di Paesi che rappresentino un ulteriore 7% delle emissioni di gas serra. Dal momento che l’Unione Europea rappresenta il 12%, con la ratifica UE l’Accordo di Parigi potrebbe entrare in vigore (30 giorni dopo che le condizioni per l’entrata in vigore si siano determinate).  La ratifica è un indispensabile atto di serietà che consentirebbe alla Conferenza ONU sul Clima di Marrakech, in programma dal 7 al 18 novembre, di mettersi a lavorare davvero per l’attuazione del trattato.

La Coalizione Clima Italiana ritiene dannoso per l’autorevolezza e l’attendibilità dell’Unione Europea il fatto che arrivi tardi nelle ratifiche per consentire all’Accordo di Parigi di diventare operativo. Alcuni Paesi UE hanno già ratificato (Francia, Ungheria, Austria, Slovacchia), altri hanno dei tempi parlamentari già fissati (Germania la prossima settimana) ma per consentire la ratifica comunitaria già decisa dai leader nel vertice di Bratislava, occorre che anche gli altri Paesi si affrettino a farlo. Tra questi è doveroso che l’Italia, per peso e come paese fondatore dell’Unione, si affretti a ratificare. Dopo l’annuncio del Presidente del Consiglio e del Ministro dell’Ambiente, dunque, la Coalizione Clima italiana chiede l’immediata presentazione del Disegno di legge di ratifica e una corsia preferenziale in Parlamento perché venga approvato a inizio ottobre e prima dell’avvio della sessione di bilancio.   

Ulteriori ritardi dell’Unione Europea paleserebbero una situazione di immobilismo e minerebbero la credibilità della visione che la UE ha affermato negli ultimi 10 anni.

Al contrario, una rapida ratifica fornirà fiducia agli investitori e ai cittadini europei sul fatto che la UE  è impegnata a continuare l’azione per il clima, fornendo un chiaro segnale alla comunità internazionale. Tutto questo sarà fondamentale per il successo degli  sforzi per limitare l’aumento della temperatura media globale a 1,5 °C.

Inoltre solo gli Stati  che avranno ratificato l’accordo di Parigi, al momento che entrerà in vigore, potranno partecipare e votare nella riunione delle parti contraenti dell’accordo (CMA) in cui si decidono le questioni inerenti la procedura e l’attuazione dell’accordo.

L’Italia deve dotarsi di una strategia e di piani di decarbonizzazione, e in questo contesto dotarsi anche di una nuova  Strategia Energetica Nazionale. Il Governo ha più volte annunciato provvedimenti in tal senso (Green Act) ma ora questo atto di indirizzo è diventato assolutamente necessario e deve informare tutte le politiche, a cominciare da quelle economiche, energetiche e industriali. In questo quadro, anche il Piano Nazionale Industriale 4.0 e la legge di bilancio 2017 sono due grandi occasioni da non perdere per accelerare la decarbonizzazione dell’economia, anche per sopperire allo stop alla crescita e agli investimenti subito dalle energie rinnovabili in seguito ai provvedimenti sbagliati assunti negli ultimi anni.  Occorre attrezzare il Paese alla nuova rivoluzione industriale in atto, integrando economia digitale ed economia “verde”/decarbonizzata, nonché considerare gli aspetti sociale e la necessità di individuare un  diverso modo di produrre e consumare.

Agire come se il riscaldamento climatico non avesse pesanti impatti sul nostro Paese è da irresponsabili. Segnali come il record di temperature del 2015, il fatto che dal febbraio 2015 all’agosto 2016 si siano avuti 14 dei 15 mesi più caldi mai registrati,  i ritmi di scioglimento della calotta artica così come della Groenlandia (come dei ghiacciai a noi vicini) devono preoccupare e spingere ad accelerare l’azione. In tal senso, la UE deve recuperare il ruolo di leadership che ha del tutto perso in questo frangente, preparandosi per tempo al confronto sulla in-adeguatezza degli INDC (obiettivi dei singoli paesi o gruppi) che, finora, porterebbero il mondo ben oltre i 2°C di aumento medio della temperatura globale: nel 2018 tali obiettivi vanno rivisti radicalmente e adeguati all’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C. L’Italia deve fare la sua parte in modo ambizioso.

Lettera aperta a Rai e Commissione parlamentare

 

Pubblichiamo qui di seguito la lettera aperta alla Rai e alla Commissione parlamentare che FIMA, Federazione Italiana Media Ambientali, ha scritto rispetto
all’informazione ambientale del nostro servizio pubblico.

 

lettera-aperta-a-rai-e-commissione-parlamentare-coalizione-climaSpett. li
Presidente Rai Monica Maggioni,
Direttore Generale Antonio Campo Dall’Orto,
Direzione editoriale per l’offerta informativa Carlo Verdelli,
Coordinamento editoriale palinsesti televisivi Giancarlo Leone, Direttore TGR Vincenzo Morgante,
Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi Presidente Roberto Fico
 

 

L’ambiente è sempre più al centro dell’attenzione dei cittadini e delle grandi istituzioni internazionali. Ma la Rai, il servizio pubblico, assesta un altro colpo all’informazione in questo campo. Dopo “Scala Mercalli”, che aveva ottenuto nelle due sole edizioni in cui è andata in onda lusinghieri risultati di audience, è stato cancellato infatti dal nuovo palinsesto anche “Ambiente Italia”: lo storico programma del Tgr che ha raccontato per ventisei anni il nostro paese calandosi nei territori per coglierne, insieme alle comunità locali, i problemi e le eccellenze, i casi di cattiva gestione del patrimonio comune e le molte esperienze d’impegno civico, gli attacchi alla legalità che producono spesso deturpazione del paesaggio e rischio sanitario, i molti casi d’inquinamento ancora oggi presenti ma anche i processi economici e le politiche virtuose che puntano a proteggere e valorizzare le risorse naturali e culturali che tutto il mondo ci invidia.

Come operatori dell’informazione e della comunicazione, come cittadini, associazioni, imprenditori impegnati nei molteplici settori ambientali, come amministratori che hanno a cuore il benessere dei cittadini ci chiediamo, e chiediamo alla Rai e alla Commissione, la ragione di queste soppressioni. Soprattutto vogliamo aprire una discussione pubblica su quale sia la visione della Rai e gli eventuali progetti alternativi per formare e informare la cittadinanza su temi tanto strategici e significativi, come dovrebbe avvenire nello spirito del servizio pubblico.

Proprio mentre il governo italiano si prepara a ratificare l’Accordo di Parigi sul clima, sulla scorta di quanto compiuto già da diversi governi mondiali, questa maniera di procedere ci sembra quanto mai sbagliata e controproducente. Le trasmissioni dedicate all’ambiente, alla cultura, alla solidarietà e alla costruzione del senso civico, alla divulgazione scientifica e naturalistica non vanno cancellate ma rafforzate e sostenute perché raggiungano un pubblico sempre più ampio.

Rivolgiamo perciò un appello ai vertici della Rai perché “Scala Mercalli” e “Ambiente Italia” siano prontamente ripristinate e dotate di mezzi adeguati per compiere la propria missione. Chiediamo inoltre all’azienda di ripensare le proprie politiche editoriali investendo in innovazione e portando una tematica d’interesse generale come l’ambiente, oltre che nei programmi specialistici, in maniera trasversale nei palinsesti.

 

Per maggiori info e per firmare clicca qui

Dopo COP21 verso emissioni zero e 100% rinnovabile

Dopo COP21 sui cambiamenti climatici
verso emissioni zero e 100% rinnovabile – verso un nuovo modello sociale

L’accordo raggiunto alla Conferenza di Parigi (COP21) sui cambiamenti climatici si pone l’obiettivo di lungo termine di contenere il rialzo della temperatura media del nostro pianeta ben al di sotto dei 2 gradi, sforzandosi di rimanere sotto la soglia di sicurezza di 1,5 gradi. L’accordo, quindi, indica la direzione di marcia verso un futuro libero dalle fonti fossili. Gli impegni assunti dai vari paesi però sono inadeguati, non all’altezza dell’obiettivo e delle sfide ambientali e sociali che i cambiamenti climatici pongono. La somma degli impegni attuali presentati a Parigi, infatti, proietta il mondo verso uno scenario di aumento della temperatura di almeno 2,7 gradi centigradi.

Per attuare l’accordo di Parigi, per dargli concretezza e allinearlo verso l’obiettivo +1,5°, è necessario sollecitare la ratifica dell’accordo e rivedere tali impegni definendo target più ambiziosi.

Già oggi, infatti, gli effetti dell’alterazione del clima hanno subito un’escalation e l’intreccio dei fenomeni della migrazione ambientali e delle guerre, che fanno del Mediterraneo uno dei centri nevralgici per uno sviluppo sostenibile e pacifico, ci pongono di fronte alla drammatica impellenza di arrestare l’aumento della temperatura e avviare azioni per l’adattamento.

La trasformazione energetica, ormai in atto, è inarrestabile ma ha bisogno di essere accelerata, messa a sistema perché è un fattore determinante per invertire il trend negativo ed avviare la costruzione di un futuro sostenibile.

In Italia, nonostante i proclami governativi, tarda ad essere avviata una Strategia per una giusta transizione verso un’economia decarbonizzata, capace di creare crescita occupazionale e garantire il raggiungimento degli obiettivi ambientali.

La crescente mobilitazione internazionale e l’impegno della società civile in ogni angolo del pianeta oltre ad attivare una pressione sui governi per una strategia mondiale sostenibile ha avviato una partecipazione collettiva sul futuro del pianeta.

La crisi climatica ha sollecitato molti ambiti sociali a sviluppare “una critica al modello sociale” evidenziando forti legami e interdipendenze tra le politiche ambientali, sociali ed economiche. Una critica ed una proposta di cambiamento che negli SDGs con i suoi 17 obiettivi e 169 azioni, disegna l’AGENDA per lo sviluppo sostenibile.

In Italia, la Coalizione Italiana per il clima, una forma aggregante di oltre 250 organizzazioni (Enti locali, sindacati, studenti, gruppi informali, comitati, comunità religiose, imprese sociali, associazioni ed enti riconducibili al terzo settore …) oltre a tanti singoli cittadini, nata per organizzare in Italia la Marcia globale per il clima alla vigilia della COP 21, ha rappresentato una straordinaria esperienza di confronto culturale e politico che ha permesso di analizzare le connessioni degli aspetti ambientali, economici, sociali, geopolitici, culturali ed etici dei cambiamenti climatici, arricchendo le ipotesi di intervento collettivo ed il percorso di ogni singola organizzazione. La complessità delle analisi e delle proposte, in un contesto di confronto aperto e di partecipazione, di rispetto e di valorizzazione dei saperi e delle competenze, ha generato un “luogo di elaborazione di scambio e di azioni” che vogliamo tenere saldo e rafforzare.

La sfida è sapere agire diffusamente nei territori, moltiplicare le buone pratiche in ogni settore e luogo, incidere nelle scelte politiche ed economiche, negli stili di vita e di consumo di ognuno, nella diffusione dei saperi e della ricerca per diminuire le emissioni di gas serra e difenderci dagli effetti dei cambiamenti in corso, cambiare il modello economico, fare pace con la Terra e fra persone perseguendo una giustizia climatica che sappia rispondere al debito ecologico e generare una giustizia sociale che miri all’equità e alla redistribuzione delle ricchezze.

Proponiamo di continuare a lavorare con le stesse modalità, consapevoli che per vincere la sfida del nostro tempo l’impegno e il movimento contro i cambiamenti climatici devono diffondersi, radicarsi sul territorio e diventare sempre più “popolari”.

Gli impegni e le proposte della Coalizione Clima

 

Impegni e proposte della Coalizione Clima

Gli impegni e le proposte della Coalizione Clima

L’ Appello per la giustizia climatica elaborato in vista della COP di Parigi dalla Coalizione Italiana per il clima individua già i principali settori e le modalità di intervento per un rapido declino delle emissioni di gas serra e per politiche efficaci di adattamento. Con questo documento, dopo il successo internazionale e nazionale della marcia globale per il clima, ribadiamo che è necessario:

  1. Agire sul Governo italiano per dotarsi di un Piano di Azione del Clima. E’ a tutti evidente che il governo italiano continua a compiere scelte che vanno nella direzione contraria agli impegni di Parigi. Ne sono un esempio i tentativi di affossare le energie rinnovabili e di rilanciare le trivelle. La campagna referendaria svolta in primavera contro le trivelle ha visto un’ampia mobilitazione popolare in tutto il paese. E’ stata una straordinaria occasione per diffondere in molta parte della popolazione la consapevolezza e la sensibilità sulla sfida climatica, per imporre nel dibattito pubblico le scelte energetiche fatte negli ultimi decenni e quelle che il nostro paese deve intraprendere per contrastare i cambiamenti climatici ed innovare il sistema produttivo e dei servizi. Il presidente del Governo Matteo Renzi, sollecitato dalla forza degli argomenti posti, ha promesso il raggiungimento dell’obiettivo del 50% di produzione di energia elettrica entro il 2018. L’obiettivo promesso deve concretizzarsi con scelte coerenti.
  2. Mobilitarsi a Novembre 2016 in occasione della COP 22 che si terrà a Marrakech come è accaduto alla vigilia di Parigi, organizzando diffusamente occasioni di confronto, di approfondimento e di mobilitazione aperte a tutti.
  3. Il 9 Ottobre 2016 si terrà la Marcia Perugia-Assisi per la pace e la fratellanza. Un appuntamento di mobilitazione importante per denunciare gli effetti del perverso intreccio tra cambiamenti climatici, migrazioni, conflitti per il controllo dei fossili e violenze. Un’occasione di mobilitazione per chiedere un’inversione di rotta, per bloccare la deriva populista in Europa, per modificare le politiche per i migranti, per affermare un clima culturale e sociale di solidarietà e di pace per risolvere i problemi del nostro tempo.
  4. Agire sul territorio, insieme. In occasione della marcia globale in molti territori si sono costituite Coalizioni per il clima locali che hanno saputo mobilitare moltissimi cittadini e non solo gli “attivisti”. Alcune di esse, facendo leva su motivazioni e vertenze territoriali, stanno continuando a lavorare producendo buone pratiche. L’invito è di continuare e di diffondere queste aggregazioni territoriali.
  5. Il contributo di ognuno è prezioso. Ogni organizzazione, partendo dalla propria specificità, s’impegna a promuovere occasioni per approfondimenti sui vari aspetti inerenti i cambiamenti climatici, contribuendo ad implementare l’elaborazione di tutti e moltiplicare le iniziative e le buone pratiche.

Accordo di Parigi sul clima

 

In risposta al diffuso interesse per capire davvero se e come l’Accordo di Parigi sia l’inizio di una nuova era di mobilitazione accelerata di politica, società civile, settori economici per il clima, è disponibile finalmente nella nostra lingua la sua traduzione.

Più si va in alto nelle sfere politiche, economiche e sociali, meno l’inglese è conosciuto – tanto meno l’inglese tecnico-diplomatico dei negoziati climatici.

Nel caso del Protocollo di Kyoto ci vollero diversi anni prima che il Ministero dell’Ambiente uscisse con una traduzione; la sua ratificazione in Italia richiese circa cinque anni.

Si può nutrire la speranza che stavolta si possa non perdere tempo e che, con un dibattito giustamente franco e senza peli sulla lingua, si verifichi un’adesione non formale allo sforzo internazionale codificato dall’Accordo.

Ma è importante che esso venga conosciuto non solo nelle alte sfere. Il valore pratico dell’Accordo e la sua capacità di cambiare il futuro dipendono infatti dalle azioni di elettori, cittadini, consumatori, imprese, istituzioni finanziarie e sistemi territoriali. La loro capacità di trarre ispirazione nel testo e trovare connessioni coi propri ambiti d’azione può aiutarli a compiere gesti unilaterali. Se poi tutti abbiamo letto e condiviso punti precisi, il comune sentire della direzione da perseguire e degli strumenti da mettere in campo permetterà agli sforzi individuali, magari dichiarati pubblicamente sul portale delle Nazioni Unite dedicato ai soggetti non statali (http://climateaction.unfccc.int/), di collegarsi tra loro e facilitarsi vicendevolmente.

In terzo luogo, il meccanismo di rilancio continuo verso l’alto dell’ambizione e grado di dettaglio degli impegni degli Stati richiederà una società civile esigente, pronta a esigere il rispetto dello spirito e della lettera dell’Accordo e quindi a punire i responsabili politici ed economici che si mettono di traverso ed a premiare chi dimostra di perseguire – e li dichiara in anticipo – obiettivi radicali.

La traduzione è accompagnata da un commento riga per riga (o quasi), che restituisce al lettore il contesto e il contrasto con altre opzioni o possibilità, rendendo il testo vivo e comprensibile.

Il tutto ad opera di Valentino Piana, economista che ha partecipato non solo alla COP di Parigi ma anche a quella di Copenaghen, dove ha presentato un libro di “Politiche economiche innovative per la mitigazione del cambiamento climatico” e le ha poi applicate ai temi degli ecoquartieri, della transizione energetica e della mobilità elettrica.

La traduzione dell’Accordo di Parigi è disponibile dal sito www.accordodiparigi.it, da cui si può ordinare la versione a stampa o scaricare la versione PDF.

Clima, mancano 36 giorni alla COP21

Coalizione italiana clima : “ancora molto da fare per raggiungere accordo ambizioso”

Prosegue la mobilitazione della società civile

 

23638039092_96e34c213a_bUniversità, piazze, cinema, scuole, aziende, centri sportivi sono i luoghi della mobilitazione sul clima in corso questo weekend in diverse città d’Italia. Padova, Bologna, Acerra, Bari, Brindisi, Milano, Roma, Firenze, Grosseto, Chieti ma non solo.

Gli appuntamenti – flash mob, mostre fotografiche, proiezioni di film, incontri pubblici, seminari e blitz di guerilla gardening – sono coordinati dalle diverse organizzazioni che aderiscono alla Coalizione italiana clima, nata al fine di sensibilizzare i cittadini sui cambiamenti climatici e sull’importanza degli esiti della Conferenza sul clima di Parigi. Un impegno, individuale e comune, che cresce in vista della Global Climate March che si svolgerà in molti paesi il 29 novembre, alla vigilia dell’apertura dei lavori della COP21.

Per informare sulla riduzione dei gas serra necessaria a contenere almeno entro i due gradi centigradi l’innalzamento della temperatura globale e per sollecitare una riflessione quanto più partecipata possibile sulla gestione delle risorse e del territorio, la società civile si mobilita, dunque, su più fronti. E chiede al governo italiano di impegnarsi nelle trattative affinché si sottoscriva a Parigi un accordo equo e ambizioso.

Purtroppo, l’ultimo round negoziale sull’accordo da approvare nella capitale francese, che si è concluso ieri a Bonn, lascia ancora aperti diversi aspetti cruciali, tra cui, in particolare, l’aiuto finanziario per l’azione climatica ai paesi in via di sviluppo. E alle organizzazioni non governative, che finora avevano partecipato ai negoziati in qualità di osservatori, questa volta non è stata consentita la partecipazione.

Mancano 36 giorni alla COP21: per la Coalizione italiana Clima è fondamentale agire perché, grazie alla pressione dell’opinione pubblica e delle organizzazioni della società civile, si riesca a strappare alla COP21 un accordo equo e legalmente vincolante.

 

© 2016 Coalizione Clima

Theme by Anders NorenUp ↑