Dopo l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici
verso emissioni zero e 100% rinnovabile – verso un nuovo modello sociale

L’accordo raggiunto alla Conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici si pone l’obiettivo di lungo termine di contenere il rialzo della temperatura media del nostro pianeta ben al di sotto dei 2 gradi, sforzandosi di rimanere sotto la soglia di sicurezza di 1,5 gradi. L’accordo, quindi, indica la direzione di marcia verso un futuro libero dalle fonti fossili. Gli impegni assunti dai vari paesi però sono inadeguati, non all’altezza dell’obiettivo e delle sfide ambientali e sociali che i cambiamenti climatici pongono. La somma degli impegni attuali presentati a Parigi, infatti, proietta il mondo verso uno scenario di aumento della temperatura di almeno 2,7 gradi centigradi.

Per attuare l’accordo di Parigi, per dargli concretezza e allinearlo verso l’obiettivo +1,5°, è necessario sollecitare la ratifica dell’accordo e rivedere tali impegni definendo target più ambiziosi.

Già oggi, infatti, gli effetti dell’alterazione del clima hanno subito un’escalation e l’intreccio dei fenomeni della migrazione ambientali e delle guerre, che fanno del Mediterraneo uno dei centri nevralgici per uno sviluppo sostenibile e pacifico, ci pongono di fronte alla drammatica impellenza di arrestare l’aumento della temperatura e avviare azioni per l’adattamento.

La trasformazione energetica, ormai in atto, è inarrestabile ma ha bisogno di essere accelerata, messa a sistema perché è un fattore determinante per invertire il trend negativo ed avviare la costruzione di un futuro sostenibile.

In Italia, nonostante i proclami governativi, tarda ad essere avviata una Strategia per una giusta transizione verso un’economia decarbonizzata, capace di creare crescita occupazionale e garantire il raggiungimento degli obiettivi ambientali.

La crescente mobilitazione internazionale e l’impegno della società civile in ogni angolo del pianeta oltre ad attivare una pressione sui governi per una strategia mondiale sostenibile ha avviato una partecipazione collettiva sul futuro del pianeta.

La crisi climatica ha sollecitato molti ambiti sociali a sviluppare “una critica al modello sociale” evidenziando forti legami e interdipendenze tra le politiche ambientali, sociali ed economiche. Una critica ed una proposta di cambiamento che negli SDGs con i suoi 17 obiettivi e 169 azioni, disegna l’AGENDA per lo sviluppo sostenibile.

In Italia, la Coalizione Italiana per il clima, una forma aggregante di oltre 250 organizzazioni (Enti locali, sindacati, studenti, gruppi informali, comitati, comunità religiose, imprese sociali, associazioni ed enti riconducibili al terzo settore …) oltre a tanti singoli cittadini, nata per organizzare in Italia la Marcia globale per il clima alla vigilia della COP 21, ha rappresentato una straordinaria esperienza di confronto culturale e politico che ha permesso di analizzare le connessioni degli aspetti ambientali, economici, sociali, geopolitici, culturali ed etici dei cambiamenti climatici, arricchendo le ipotesi di intervento collettivo ed il percorso di ogni singola organizzazione. La complessità delle analisi e delle proposte, in un contesto di confronto aperto e di partecipazione, di rispetto e di valorizzazione dei saperi e delle competenze, ha generato un “luogo di elaborazione di scambio e di azioni” che vogliamo tenere saldo e rafforzare.

La sfida è sapere agire diffusamente nei territori, moltiplicare le buone pratiche in ogni settore e luogo, incidere nelle scelte politiche ed economiche, negli stili di vita e di consumo di ognuno, nella diffusione dei saperi e della ricerca per diminuire le emissioni di gas serra e difenderci dagli effetti dei cambiamenti in corso, cambiare il modello economico, fare pace con la Terra e fra persone perseguendo una giustizia climatica che sappia rispondere al debito ecologico e generare una giustizia sociale che miri all’equità e alla redistribuzione delle ricchezze.

Proponiamo di continuare a lavorare con le stesse modalità, consapevoli che per vincere la sfida del nostro tempo l’impegno e il movimento contro i cambiamenti climatici devono diffondersi, radicarsi sul territorio e diventare sempre più “popolari”.

 

Gli impegni e le proposte della Coalizione

L’ Appello per la giustizia climatica elaborato in vista della COP di Parigi dalla Coalizione Italiana per il clima individua già i principali settori e le modalità di intervento per un rapido declino delle emissioni di gas serra e per politiche efficaci di adattamento. Con questo documento, dopo il successo internazionale e nazionale della marcia globale per il clima, ribadiamo che è necessario:

  1. Agire sul Governo italiano per dotarsi di un Piano di Azione del Clima. E’ a tutti evidente che il governo italiano continua a compiere scelte che vanno nella direzione contraria agli impegni di Parigi. Ne sono un esempio i tentativi di affossare le energie rinnovabili e di rilanciare le trivelle. La campagna referendaria svolta in primavera contro le trivelle ha visto un’ampia mobilitazione popolare in tutto il paese. E’ stata una straordinaria occasione per diffondere in molta parte della popolazione la consapevolezza e la sensibilità sulla sfida climatica, per imporre nel dibattito pubblico le scelte energetiche fatte negli ultimi decenni e quelle che il nostro paese deve intraprendere per contrastare i cambiamenti climatici ed innovare il sistema produttivo e dei servizi. Il presidente del Governo Matteo Renzi, sollecitato dalla forza degli argomenti posti, ha promesso il raggiungimento dell’obiettivo del 50% di produzione di energia elettrica entro il 2018. L’obiettivo promesso deve concretizzarsi con scelte coerenti.
  2. Mobilitarsi a Novembre 2016 in occasione della COP 22 che si terrà a Marrakech come è accaduto alla vigilia di Parigi, organizzando diffusamente occasioni di confronto, di approfondimento e di mobilitazione aperte a tutti.
  3. Il 9 Ottobre 2016 si terrà la Marcia Perugia-Assisi per la pace e la fratellanza. Un appuntamento di mobilitazione importante per denunciare gli effetti del perverso intreccio tra cambiamenti climatici, migrazioni, conflitti per il controllo dei fossili e violenze. Un’occasione di mobilitazione per chiedere un’inversione di rotta, per bloccare la deriva populista in Europa, per modificare le politiche per i migranti, per affermare un clima culturale e sociale di solidarietà e di pace per risolvere i problemi del nostro tempo.
  4. Agire sul territorio, insieme. In occasione della marcia globale in molti territori si sono costituite Coalizioni per il clima locali che hanno saputo mobilitare moltissimi cittadini e non solo gli “attivisti”. Alcune di esse, facendo leva su motivazioni e vertenze territoriali, stanno continuando a lavorare producendo buone pratiche. L’invito è di continuare e di diffondere queste aggregazioni territoriali.
  5. Il contributo di ognuno è prezioso. Ogni organizzazione, partendo dalla propria specificità, s’impegna a promuovere occasioni per approfondimenti sui vari aspetti inerenti i cambiamenti climatici, contribuendo ad implementare l’elaborazione di tutti e moltiplicare le iniziative e le buone pratiche.