L’accordo di Parigi sul clima in vigore grazie alla ratifica di Cina e Stati Uniti. E alla Cop 22 l’Ue dovrà impegnarsi per recuperare la leadership perduta

di Mauro Albrizio*

L’accordo di Parigi è entrato in vigore in tempo per l’apertura della Conferenza sul clima (Cop22), che si tiene a Marrakech dal 7 al 18 di questo mese. È una svolta storica nella lotta ai cambiamenti climatici, dovuta soprattutto all’accelerazione impressa da Cina e Stati Uniti con l’annuncio congiunto della ratifica dell’accordo al G20 dello scorso settembre. L’Europa è stata costretta ad accodarsi all’ultimo momento utile – per consentire l’entrata in vigore dell’Accordo – con il deposito congiunto della ratifica dell’Unione Europea e di soli otto Stati membri (Francia, Germania, Austria, Slovacchia, Ungheria, Malta, Portogallo e infine anche l’Italia).

Per la prima volta le due principali economie responsabili dell’attuale crisi climatica – insieme rappresentano il 38% delle emissioni carboniche totali – prendono la leadership dell’azione climatica globale, impegnandosi ad agire subito senza attendere il 2020, come concordato lo scorso dicembre a Parigi.

L’agenda della Cop22 – con l’entrata in vigore anticipata – si concentrerà sull’azione climatica globale necessaria per dare gambe all’accordo. A partire dalla definizione delle modalità di revisione – prevista dall’accordo per il 2018 – dei primi impegni sottoscritti a Parigi. Inadeguati a centrare l’obiettivo ambizioso di contenere entro la fine del secolo l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto della soglia critica di 2°C e di mettere in atto tutti gli sforzi possibili per non superare 1.5°C, così da meglio contenere i rischi per le comunità vulnerabili dei paesi poveri. Obiettivo questo che implica zero emissioni entro il 2050.

L’Europa deve pertanto arrivare a Marrakech con un piano per l’aumento dell’attuale impegno di riduzione delle emissioni al 2030, in modo da poter giocare concretamente un ruolo di leadership nel processo di revisione previsto per il 2018.

L’Unione Europea – in coerenza con l’accordo di Parigi – deve ridurre le sue emissioni di almeno il 55% entro il 2030. Un obiettivo ambizioso, ma raggiungibile. Secondo il rapporto di Ecofys per il Parlamento europeo, solo con il raggiungimento congiunto degli obiettivi del 30% di rinnovabili e del 40% di efficienza energetica si realizzerebbe una riduzione delle emissioni climalteranti del 54%. In Europa ci sono tutte le condizioni per poterlo fare. Abbiamo già un trend di riduzione del 30% al 2020. Rivedere l’attuale impegno del 40% è pertanto possibile senza grandi sforzi e con un impatto positivo sull’economia europea. È ormai provato che l’azione climatica fa bene alla nostra economia. Nel periodo 1990-2014 si è registrato un forte disaccoppiamento tra riduzione delle emissioni e aumento del Pil. Mentre le emissioni sono diminuite del 24.4%, il Pil europeo è aumentato del 47%.

Non è più il tempo di rinvii. Serve subito un forte segnale dall’Europa. A partire da Marrakech, dove deve riconquistarsi con i fatti la storica leadership ormai in declino.

* Ufficio europeo Legambiente